23. luglio 2007

Quentin Tarantino e il cinema italiano, seconda puntata

Vanessa Ferlito e Quentin TarantinoQuentin Tarantino al festival di Cannes aveva espresso la sua delusione per il cinema italiano:

I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati

Nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista in cui aggiustava un po’ il tiro:

Mi dispiace, sono stato frainteso. Non conosco il cinema italiano di oggi, non si vede a Los Angeles, gli ultimi successi in sala sono Il postino e La vita è bella. Qualche titolo esce, ma non ha la risonanza che un tempo avevano i film italiani: colpivano, scandalizzavano, facevano storia. A Cannes ero a una tavola rotonda e un giornalista italiano ha detto “non è triste la situazione dell’industria italiana?”. “Sì, è triste”, ho risposto. Non volevo mancare di rispetto a nessuno, non ho visto gli ultimi film di Olmi e Bellocchio, non conosco l’ultimo Monicelli o Romanzo criminale, non posso giudicare il vostro cinema

Quentin, non occorre che aggiungi altro, ora non cercare di fare il piacione solo perchè sarai padrino della rassegna Western all’italiana in programma alla Mostra di Venezia. Capita a tutti di farla fuori dal vasino. Ma sono le pellicole che dimostrano se uno è bravo o no, non le chiacchiere. Ora andiamo ad ubriacarci, andiamo in quel posto dove c’è bella musica e Vanessa Ferlito (nella foto) fa la lap dance in hot pants. Così ne approfitto per dirti che secondo me nel finale di Grind House, un po’ di Faster, Pussycat! Kill! Kill! di Russ Meyer c’è! Le tre donne violente, la macchina fuoriserie, l’inseguimento. Non è così?

05. giugno 2007

Grindhouse – A prova di morte

Grindhouse - A prova di morteGrindhouse, titolo del film, deriva dal termine americano che serviva ad indicare i cinema che proiettavano film di tutti i generi d’exploitation, i B Movie anni 70.
Negli Usa questo film era un unico corpo con Planet Terror di Robert Rodriguez. E’ stato un mezzo flop e quindi per il mercato europeo si è optato per la scissione. Un po’ si potrebbe avvertire come menomazione questa decisione ma questo film è un omaggio alla subcultura anni 70 e quindi la trama è quasi marginale, perfino banale nella sua semplicità: c’è un maniaco omicida interpretato da Kurt Russel che scorrazza in giro a mettere sotto con la sua potente macchina avvenenti fanciulle.
Diciamolo subito: niente di nuovo. Tarantino ci ripropone solo in altra foggia quello che a lui piace di più: piedi e ombelichi (per la gioia di tutti i feticisti), lap dance, auto tamarrate, donne vestite da infermiere, donne vittime indifese e donne capaci di vendicarsi, sceriffi inetti con figli più inetti (il mitico Earl McGraw, Michael Parks, con il figlio, James Parks), musica da veri intenditori, continue citazioni a capolavori del cinema e a ciofecche del cinema.
Una colossale masturbazione dell’ego. Ma quanto è bella! Le protagoniste ascoltano l’ipod e mandano sms con il cell ma sembra di guardare un film degli anni settanta con tanto di graffi sulla pellicola, salti del nastro e audio fuori sincro. E poi i dialoghi! Superbi come sempre, scanditi da battute esilaranti e volgarità, più o meno latente.
Kurt Russell destinato, come a suo tempo John Travolta, a rivedere a rialzo le sue quotazioni.
Rosario Dawson e Rose McGowan non sono così belle come verrebbero farvi credere. Molto meglio Vanessa Ferlito e Sydney Tamiia Poitier.
Quentin Tarantino si ritaglia un breve cameo come barista: brividi quando parla del liquore che ha dato il nome ad un colore, sembrava sentirlo discutere sullo champagne crystal in Four Rooms.
Non per tutti.