16. luglio 2008

Gianni Solla, Airbag

Gianni Solla, AirbagVolendo ridurre a tre concetti fondamentali il primo romanzo di Gianni Solla, il sempre eccelso portinaio di  Hotel Messico, si fa molto presto:

  1. l’animale uomo ha dimenticato (sarebbe più corretto “ha scelto di dimenticare”) come gestire gli attacchi d’ira e le più basilari regole della convivenza civile
  2. la televisione, sopratutto quella per cui i grandi network si scannano nella lotta degli indici auditel, è gestita in maniera criminale per fotterti il cervello
  3. il solo modo di evadere dal solitario squallore della propria vita per molti è accettare di vivere il modello imposto dalla pubblicità

Un romanzo iperglicemico solo negli snack che ingolla in gran quantità il protagonista: anche le pagine di airbag si avvalgono delle precise e dolorose rasoiate a cui ci ha abituato Hotel Messico.
Un libro che si fa leggere tutto d’un fiato e che sicuramente lascerà il segno come una macchia di sugo bisunto sulla parete biancaimmacolata  della cucina.  E lascerà il segno non solo perchè l’agomento call center è in gran voga ultimamente.

Non si può non citare il passo in si cui descrive l’arte di Nan Goldin, una delle fotografe più ammirate in questo blogghetto:

Le fotografie di Nan Goldin rappresentano per lo più se stessa mentre aveva rapporti sessuali con uomini, oppure la sua faccia tumefatta in primo piano dopo essere stata pestata dal suo uomo. Le foto sono scattate in appartamenti di gente scannata, in motel da pochi soldi. […] Il linguaggio violento utilizzato da Nan Goldin nelle sue fotografie era intriso di forza e bellezza, non come quelle stronzate di quadri dipinti da pittori incapaci, senza motivazione, privi di elevazione artistica.

15. luglio 2007

Vade retro suor Letizia

Vade retro, arte e omosessualità Mi stavo organizzando per andarla a vedere questa Vade retro, arte e omosessualità e mi dispiace immensamente che sia stata cancellata. Avrei dovuto immaginarlo che sarebbe finita così: prima la querelle sul nome (il primo titolo proposto era Froci, troppo forte, di seguito era stato pensato Ecce (H)omo, accantonato per il riferimento religioso troppo provocatorio) poi la limitazione ai minorenni.
Non mi pareva vero di aver a solo un paio d’ore di macchina le opere dei miei eroi David LaChapelle, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin, Timothy Greenfield-Sanders, Andrés Serrano, Helmut Newton, Erwin Olaf per citarne alcuni. Senza contare che sarebbe stata un’ottima occasione per avvicinarmi ad altri artisti.
Invece è saltato tutto. Vaffanculo.

Wilhelm von Gloeden, Nudo maschile, 1900 caMichele Serra su Repubblica di oggi:

Al netto delle ciance politicanti, e delle spassose baruffe tra “suor Letizia” e il suo vivace scudiero Sgarbi, la soppressione della mostra milanese su arte e omosessualità è una pagina nera. La frase “a Milano non ci sono le condizioni, proveremo altrove” suona come una assurda retrocessione di Milano (molti anni fa tra le vere capitali della cultura europea) al rango di borgo bigotto. Milano sazia e disperata: sazia di quattrini e di traffico, di smog e di vetrine, disperata perché costretta a ingoiare il gesto profondamente anticulturale e antiliberale di una censura così morbosa, e così ridicola, da far dire agli organizzatori della mostra “forse riproveremo a Savona”, che come è noto è una rutilante Sodoma cosmopolita, e sta vivendo un momento di febbrile vivacità culturale che tutto il mondo ci invidia.
Dicevano le avanguardie, molti anni fa, che la cultura italiana non riusciva a guardare oltre Chiasso. Ripiegheremo su Savona? Colonne di milanesi ribelli imboccheranno l’autostrada dei Fiori per vedere le opere indegne di essere esposte a Milano? E le opere stesse, che cosa hanno di così oltraggioso da essere caricate sui Tir e portate fuori le mura, come rifiuti speciali da smaltire a distanza? Arte degenerata, siamo di nuovo a questo? Sì, siamo di nuovo a questo.

08. maggio 2006

Nan Goldin, The Ballad of Sexual Dependency

Nan Goldin
Nata a Washington DC nel 1953, Nan Goldin è cresciuta a Boston, dove ha frequentato la School of the Musem of Fine Arts. Vive a New York dal 1978. La macchina fotografica è per lei un’ estensione del suo braccio con il risultato che la sua produzione è una sorta di diario visivo che documenta le sue esperienze e quella della sua famiglia, gli amici e gli amanti. Tutta la sua produzione rimane nell’ ambito famigliare, seppur in senso allargato, probabilmente perchè il suicidio della sorella la segna indelebimente.

The Ballad of Sexual Dependency prende il nome da una canzone dell’Opera da tre Soldi di Bertold Brecht ed è il lavoro che ha dato risonanza mondiale a Nan Goldin. E’ stata pubblicata per la prima volta nel 1986 mentre dieci anni dopo è stata proposta una nuova edizione.

Del suo lavoro l’artista afferma:

Il tema centrale è l’amore come condizione positiva della realtà. L’amore come possibilità dell’essere o di vivere tante diverse identità nel corso di una vita.

Eccessi dell’ alcool, della droga, dell’ amore e del sesso, ma anche scene di una disarmante domestica intimità si alternano nelle immagini di Nan Goldin. The Ballad è il racconto in varie versioni, della dirompente, talora distruttiva, potenza dei legami che uniscono, al di là della morte e del genere sessuale, gli esseri umani. Altre foto.

Senza la mia principessa questa segnalazione non sarebbe stata possibile: grazie. Baci umidicci.