02. maggio 2008

Come l’ombra

Come l’ombraAmbientato in una Milano resa silenziosa dalle ferie d’agosto il film scruta l’esistenza di Claudia, trentenne single, un buon lavoro e appartamentino confortevole nei pressi del centro. Claudia si lascia scorrere addosso la vita tra piccoli riti: le lezioni serali di russo, la spesa, il film d’autore, il libro best seller, la visita alla mamma, il fine settimana con gli amici, gli amplessi senza trasporto emotivo, il bucato messo ad asciugare.
Ad incrinare questa ripetività arriva un nuovo insegnante di russo, Boris, intrigante e affascinante, che, finito il corso scompare nel nulla. Ricompare per chiedere un favore a Claudia: ospitare Olga, che lui presenta come cugina. Olga, in principio mal accettata, riesce a creare un’empatica sintonia, una complicità che a Claudia mancava, che sfocia in amicizia. Quando anche Olga scompare misteriosamente, Claudia reagisce come se le fosse tolta una parte di sé, quella parte irrazionale e misteriosa che non aveva mai ascoltato.
E scaverà nella Milano desertificata per cercare tracce di Boris e di Olga…

La regia di Marina Spada è asciutta, lascia spazio a lunghi silenzi, alla lentezza, in un certo senso voyeuristica perchè la cinepresa non è mai una presenza ingombrante ma in disparte, si limita a registrare il susseguirsi delle vicende, senza interferire nella scena. Sono evidenti le influenze di Michelangelo Antonioni e Wong Kar-wai.
Di forte impatto il cast: Anita Kravos (Claudia) è proprio la ragazza della porta accanto, di una bellezza sincera, pure Karolina Dafne Porcari (Olga) che deve incarnare lo sterotipo della bellona esteuropea è bella, senza strafare. Questo permette di apprezzare maggiormente le loro interpretazioni. Ma la protagonista assoluto è la città di Milano, quella multientnica, quella delle insegne dell’Esselunga, quella dei grandi semafori e dei vialoni deserti per via delle vacanze estive, dei non luoghi dove non c’è passato né futuro ma solo l’attimo presente, dove tutto è anonimo.
E’ in questo senso che va interpretato il titolo del film, tratto da una poesia di Anna Achmatova. La stessa Marina Spada afferma: Ho scelto questa frase perché il film mostra persone che vivono per proprio conto, persone che sembrano quasi essere invisibili.
Un ottimo esempio di film a basso budget ma di grande qualità. Consigliato caldamente.

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo
Come vuole la carne separarsi dall’anima
Così adesso io voglio essere scordata

04. gennaio 2008

Milano: i due David, Vivienne e tutto il resto

Milano dicembre 2007

Mancavo da Milano, la città che mi ha fornito la cultura universitaria, da diversi anni.
Alcuni giorni fa, però, la rimpatriata.
Ho riconosciuto la stazione di Milano Centrale dall’odore di piscio perchè tutta inscatolata com’è, per via del cantiere, nessun riferimento visivo sarebbe stato possibile. Soltanto l’odore acre è lo stesso. Invece altre cose, in giro per la città, sono cambiate: FNM ha rinnovato le sue stazioni e il parco mezzi; hanno tolto l’orologio con la scritta Technics, caffè Kimbo, Toshiba, Candy dal palazzo di fronte al duomo; l’AMT ha allungato praticamente ovunque i tratti della metropolitana, alcuni convogli della linea 1, che erano i più indecenti, ora sono nuovi, nelle stazioni hanno installato le pubblicità videoproiettate con tanto di commento sonoro e nelle indicazioni, vicino alla scritta in bianco, hanno aggiunto una scritta in giallo che localizza i punti d’interesse culturale. Anche sui tram e gli autobus funzionano i biglietti magnetici.

Lo scopo del mio viaggio, ovviamente, non era testare l’efficienza del trasporto pubblico milanese, ma il desiderio incontenibile di visitare le mostre di Palazzo Reale e della Triennale. Leggi tutto il post …

25. settembre 2007

David LaChapelle a Milano

NAOMI CAMPBELL CHOCOLATE PLAYMATEDavid LaChapelle, 350 opere esposte, Palazzo Reale, Milano, fino al 6 gennaio 2008.
Non servirebbe aggiungere altro.
Chi proprio non l’avesse mai sentito nominare, sappia che David LaChapelle è il guru indiscusso del pop-trash, è stato il pupillo di Andy Warhol, si è fatto le ossa lavorando nella mitica discoclub Studio54 di New York.
Se non basta questo a farvi venire la voglia di fare una capatina a Milano, aggiungo che è presente Deluge (Il Diluvio), un ciclo inedito ispirato ai capolavori michelangioleschi della Cappella Sistina.
In più, oltre ai famosissimi ritratti dello starsystem (come quello di Naomi Campbell, qui a lato) sono parte integrante della mostra anche una raccolta dei videoclip che La Chapelle ha realizzato per Elton John, Robbie Williams, Gwen Stefani, Britney Spears, Jennifer Lopez, Christina Aguilera.

Da queste parti la stima per l’opera di David LaChapelle è sconfinata, quindi la trasferta milanese sarà attuata il prima possibile. Così si ripresentasse l’occasione, prima del 6 gennaio, si potrebbe anche bissare.

04. settembre 2007

Marco Philopat, La banda Bellini

Anni Settanta - clicca per ingrandire la fotoQuesto romanzo di Marco Philopat nasce dopo un anno di interviste ad Andrea Bellini, il protagonista, in una Milano a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, delle agitazioni sociali per rivendicare il diritto a non essere “servi di nessuno”.
Tendendosi a debita distanza da riletture stile reduce nostalgico o militante pentito, il romanzo racconta di quei giovani che abbracciarono l’illusione di poter ottenere giustizia con l’uso della violenza, dell’insoddisfazione per l’imborghesimento del PCI, dell’indignazione per la condotta da corpi scelti di Pinochet delle forze dell’ordine, del desiderio di autodeterminazione in una società dove tutto era deciso nei salottini della DC e dell’MSI o nella Curia. I protagonisti, la banda Bellini, sono un gruppo militarizzato che ha il compito di proteggere i cortei delle manifestazioni dalle aggressioni dei fascisti o delle stesse forze armate governative. Anti eroi come quelli descritti ne Il mucchio selvaggio, film più volte citato nel romanzo. Dieci anni di clark, eskimo (il leggendario impermeabile verde) e ray-ban a goccia (esibiti come scalpo dopo averli rubati ai borghesi), passando per le prime morti per eroina e la liberazione sessuale come iniziazione alla vita.

Mi sono accorto che è arrivato il ’68 perché le donne hanno incominciato – da un giorno all’altro – a darla via senza problemi- a socializzare il corpo con noialtri maschi – così come se fosse la cosa più naturale del mondo – che ci hanno preso di sorpresa- non siamo preparati…
Te ne resti lì inebetito davanti a tale disinibizione – ti spiazza – dopo anni passati ad aspettare una passera – da un giorno all’altro ne avevi da raccontare di maialate – e anche tutti gli altri ne raccontano – una dopo l’altra – un fermento – un intrigo di situazioni a cruciverba – un groviglio di gambe e parole…
Ragazzi – questo è il ’68 – altroché spartiacque dell’immaginario – qui di immaginario c’è ben poco – si bada al sodo ve lo dico io – Sonia Barbara Renata Annarita – vi assicuro – mica sogni ma giorni della settimana! Scatenate è la parola giusta- e noi lì a far confusione sui nomi sui particolari – dire addirittura basta non se ne può più – a subire tutte quelle occhiatine complici – lì a far gruppo – “Mi raccomando neh!!” – “Mai rimanere soli!” C’è il rischio di essere ricuccati – ma vi rendete conto? Ancorancora se fosse stata una cosa graduale – ma qui si tratta di un’esplosione ormonale collettiva su scala mondiale – non siamo preparati – ci stai male davvero in questo clima – non è normale…

15. luglio 2007

Vade retro suor Letizia

Vade retro, arte e omosessualità Mi stavo organizzando per andarla a vedere questa Vade retro, arte e omosessualità e mi dispiace immensamente che sia stata cancellata. Avrei dovuto immaginarlo che sarebbe finita così: prima la querelle sul nome (il primo titolo proposto era Froci, troppo forte, di seguito era stato pensato Ecce (H)omo, accantonato per il riferimento religioso troppo provocatorio) poi la limitazione ai minorenni.
Non mi pareva vero di aver a solo un paio d’ore di macchina le opere dei miei eroi David LaChapelle, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin, Timothy Greenfield-Sanders, Andrés Serrano, Helmut Newton, Erwin Olaf per citarne alcuni. Senza contare che sarebbe stata un’ottima occasione per avvicinarmi ad altri artisti.
Invece è saltato tutto. Vaffanculo.

Wilhelm von Gloeden, Nudo maschile, 1900 caMichele Serra su Repubblica di oggi:

Al netto delle ciance politicanti, e delle spassose baruffe tra “suor Letizia” e il suo vivace scudiero Sgarbi, la soppressione della mostra milanese su arte e omosessualità è una pagina nera. La frase “a Milano non ci sono le condizioni, proveremo altrove” suona come una assurda retrocessione di Milano (molti anni fa tra le vere capitali della cultura europea) al rango di borgo bigotto. Milano sazia e disperata: sazia di quattrini e di traffico, di smog e di vetrine, disperata perché costretta a ingoiare il gesto profondamente anticulturale e antiliberale di una censura così morbosa, e così ridicola, da far dire agli organizzatori della mostra “forse riproveremo a Savona”, che come è noto è una rutilante Sodoma cosmopolita, e sta vivendo un momento di febbrile vivacità culturale che tutto il mondo ci invidia.
Dicevano le avanguardie, molti anni fa, che la cultura italiana non riusciva a guardare oltre Chiasso. Ripiegheremo su Savona? Colonne di milanesi ribelli imboccheranno l’autostrada dei Fiori per vedere le opere indegne di essere esposte a Milano? E le opere stesse, che cosa hanno di così oltraggioso da essere caricate sui Tir e portate fuori le mura, come rifiuti speciali da smaltire a distanza? Arte degenerata, siamo di nuovo a questo? Sì, siamo di nuovo a questo.

16. febbraio 2006

Sex and Landscapes

helmut newton a milano Saranno in mostra a Palazzo Reale di Milano dal 25 febbraio al 4 giugno, circa 90 scatti, tra cui alcuni inediti, che propongono per la prima volta il ciclo completo Sex and Landscapes come lo stesso Helmut Newton l’aveva concepito.
La mostra è curata dalla moglie June, che lo ha affiancato nella lunga carriera usando spesso lo pseudonimo di Alice Springs.

In fotografia ci sono due parole volgari: la prima è arte, la seconda è buon gusto.
La bellezza è intelligenza. E il fascino non ha nulla a che fare con il denaro.
Helmut Newton

Non mancherò di rendere omaggio al compianto maestro e alla città di Milano, alla quale sono legati molti bei ricordi dei miei anni universitari.