18. maggio 2011

Mio papà è scemo – piessevu

mio papà è scemo - piessevuPrecipitando si vola ne ha combinato un’altra delle sue. Chissà cosa ha fatto o cosa ha detto per convincere quel poverocristo dell’editore a pubblicare il suo libro.
Comunque, adesso che ce l’ho qui in mano Mio papà è scemo mi rendo conto che preci è davvero scemo. E un po’ riesce a fare sentire scemo anche me.
Tra le righe ci leggi qualche eco della sua infanzia di bambino difficile, ci leggi pure delle sue frustrazioni come padre che in tutti i modi cerca di difendere quel pezzetto di non omologazione che gli è rimasto.
Se non lo comprate e lo leggete sto libro, vengo a casa vostra a spiare vostra figlia o la vostra donna mentre si fanno la doccia.

16. gennaio 2009

Jeffrey Eugenides, Middlesex

Middlesex, Jeffrey EugenidesJeffrey Eugenides, per raccontare la storia di Calliope Stephanides, la protagonista del romanzo che gli ha fatto vincere nel 2003 il Pulitzer per la letteratura, la prende alla larga. Parte dall’entrata dell’esercito turco a Smirne nel 1922 e dall’incendio devastò gran parte della città vecchia costringendo i nonni greci di Calliope a fuggire negli USA per stabilirsi a Detroit. L’estendersi dei rami dell’albero genealogico attraverso i decenni affrontando il fordismo, il proibizionismo, la seconda guerra mondiale, il maccartismo, l’acido lisergico e i tumulti razziali, la disco music e la crisi petrolifera, dà origine a molte storie parallele. Questo, di conseguenza, si concretizza in una consistente quantità di pagine: poco più di seicento nell’edizione Oscar Mondadori.
Però il fulcro della storia resta comunque l’ambiguità sessuale di una persona nata bambina, ma che si riscopre maschio:

Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.

Un pretesto per analizzare l’andamento ondivago del costume (nella sua accezione etologica) che altalena tra posizioni unisex, che è un altro modo per tirare in ballo il concetto di ermafrodito, e posizioni di iperfemminilità e ipermascolinità.
Gran parte della storia si evolve nella cornice borghese Grosse Pointe, con la svolta decisiva a metà degli anni settanta. Il stessi anni in cui sempre a Grosse Pointe, una alla volta, si suicidavano le giovani sorelle Lisbon. Ma questa è un altra storia (Le vergini suicide, raccontata sempre da Jeffrey Eugenides).

09. dicembre 2008

Tòdaro Monaldo – La cantada de l’Osèl (1973)

E’ noto a tutti, come recita quel famoso adagio popolare: veronesi tuti mati. Quel che non è noto è che la goliardia veronese non è seconda a nessuno. Nei primi anni settanta Tòdaro Monaldo, lo stesso che ideò la Lode de la scoresa (risposta afetuosa de Tòdaro a la Lode de la merda de l’amigo Angelin Sartori), diede alle stampe La cantada de l’Osèl (La canzone dell’Uccello, traduzione di Richie).
Nel libricino di poche pagine, capitatomi tra le mani in questi giorni, l’illustre concittadino si cimenta, in dialetto veronese, in una accorata apologia del membro maschile. Propongo il testo integrale che non mancherà di regalarvi un sorriso. Leggi tutto il post …

16. ottobre 2008

Alberto Moravia, Il viaggio a Roma

Mario, giovane studente universitario, dopo la morte della madre, con cui viveva a Parigi, torna a Roma per riabbracciare il padre, con cui non ha contatti da 15 anni.
Questo viaggio si trasforma per il protagonista in una riscoperta delle proprie radici ed un tentativo di risolvere traumi infantili irrisolti. A partire dal rapporto con la madre, che il piccolo Mario una volta sorprese a consumare uno dei tanti tradimenti proprio sul divano di casa. La variegata galleria di figure femminili (l’enthusiasteen Alda e la sua colta madre Jeanne che ricordano molto Elaine e signora Robinson ne Il Laureato, Esmeralda versione MILF, Oringia la bella straniera) che Mario frequenta non fungono solo da termine di paragone con la defunta madre ma in qualche modo dovrebbero sottostare ad una messa in scena dal sapore incestuoso per ripagare il torto subito nel aver dovuto assistere al tradimento della madre.
Per i temi trattati potrebbe essere in qualche modo considerato la continuazione di Agostino, uno dei più grandi capolavori di Alberto Moravia. Ritornano infatti prepotentemente l’incestuoso complesso di Edipo e l’adolescenza tormentata, intesa come perdita dell’innocenza. Ma c’è un ritorno anche ai temi già scandagliati in L’uomo che guarda, ovvero l’amore e il tradimento, l’infedeltà e la gelosia.
Moravia più che uno scrittore sembra un’orologiaio per la precisione con cui sonda gli stati d’animo, le paure e i desideri dei suoi personaggi: la dimostrazione che per essere un valido scrittore bisogna essere un buon osservatore ma soprattutto un attento conoscitore della psiche. Non è un segreto che Alberto Moravia fosse estremamente affascinato dalle teorie di Wilhelm Reich, discepolo di Sigmund Freud.
Ad impreziosire le trame raccontate dal grande scrittore romano ci sono i versi di Guillaume Apollinaire che Mario da appassionato di poesia cita in continuazione, e i continui riferimenti ai giardini di villa Balestra che sorgono tra i Monti Parioli e via la Flaminia, testimoni involontari di tutte le vicende salienti.
Il viaggio a Roma fu dato alle stampe nel 1988. A rileggerlo oggi non si può non essere colti da un moto di affettuoso trasporto per un modo di scrivere filologicamente perfetto e stilisticamente ineccepibile: ti fa rendere conto quanto sia cambiato in vent’anni il modo di scrivere e quanto si sia imbastardita la scrittura dei vari federicomoccia.

16. luglio 2008

Gianni Solla, Airbag

Gianni Solla, AirbagVolendo ridurre a tre concetti fondamentali il primo romanzo di Gianni Solla, il sempre eccelso portinaio di  Hotel Messico, si fa molto presto:

  1. l’animale uomo ha dimenticato (sarebbe più corretto “ha scelto di dimenticare”) come gestire gli attacchi d’ira e le più basilari regole della convivenza civile
  2. la televisione, sopratutto quella per cui i grandi network si scannano nella lotta degli indici auditel, è gestita in maniera criminale per fotterti il cervello
  3. il solo modo di evadere dal solitario squallore della propria vita per molti è accettare di vivere il modello imposto dalla pubblicità

Un romanzo iperglicemico solo negli snack che ingolla in gran quantità il protagonista: anche le pagine di airbag si avvalgono delle precise e dolorose rasoiate a cui ci ha abituato Hotel Messico.
Un libro che si fa leggere tutto d’un fiato e che sicuramente lascerà il segno come una macchia di sugo bisunto sulla parete biancaimmacolata  della cucina.  E lascerà il segno non solo perchè l’agomento call center è in gran voga ultimamente.

Non si può non citare il passo in si cui descrive l’arte di Nan Goldin, una delle fotografe più ammirate in questo blogghetto:

Le fotografie di Nan Goldin rappresentano per lo più se stessa mentre aveva rapporti sessuali con uomini, oppure la sua faccia tumefatta in primo piano dopo essere stata pestata dal suo uomo. Le foto sono scattate in appartamenti di gente scannata, in motel da pochi soldi. […] Il linguaggio violento utilizzato da Nan Goldin nelle sue fotografie era intriso di forza e bellezza, non come quelle stronzate di quadri dipinti da pittori incapaci, senza motivazione, privi di elevazione artistica.

01. luglio 2008

La situazione è sotto controllo

Sono stato intercettato e devo rispondere alle domande della polizia.
Mi chiederanno sicuramente che fine hanno fatto le due modelle che avevo contattato.
La mia posizione sarà chiarita al più presto. Perchè ho un alibi di ferro e soprattutto non hanno prove contro di me. E se anche qualcosa dovesse andare storto il capo della polizia ha detto che la giustizia italiana non prevede la certezza della pena, ma una sostanziale certezza dell’impunità.

Intanto, per ingannare l’attesa, si può rileggere qualcosa:

La foto è di Malagent.

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