31. luglio 2007

Naughty Needles – Aghi Birichini

 Naughty Needles - Aghi Birichini Matteo Ferrato Bordone aveva presentato il fenomeno in questi termini:

Io capisco che possa sembrare il solito discorso senza senso, di chi si vuole mettere di traverso rispetto alla legge dei grandi numeri, però c’è poco da fare. Rispetto a un maglione comprato, quello fatto a mano ha tutto un altro fascino. Per prima cosa quello fatto a mano è meraviglioso ma mai perfetto. Da qualche parte è sempre un po’ storto e guai se non fosse così. E poi c’è attaccata una persona, c’è che l’hai visto crescere, ti sei scelto la lana… Pensate se si riuscisse a unire il calore artigianale del prodotto, a un approccio un po’ meno nonnina sferruzzante e un po’ più gattina dai ferri bollenti? Addio sciarpa della nonna. Benvenuta maglia rivoluzionaria.

Sferuzzare è tornato di gran moda ultimamente, anche tra gli uomini. Il burlesque rivive un secondo splendore già da un po’.
Le due cose apparentemente molto lontane invece non lo sono poi tanto.
Nel manuale Naughty Needles: Sexy, Saucy Knits for the Bedroom and Beyond (in italiano: aghi birichini, maglieria sexy e succosa per la camera da letto e oltre), curato da Nikol Loh, vengono proposti piccanti cartamodelli dal sapore pin-up anni cinquanta, per realizzare a maglia indumenti come bikini o divise da infermiera, che ben avrebbero figurato sul corpo di Bettie Page.
Un’home page per scaricare i modelli gratuiti, due set di foto, unodue, per vedere i modelli realizzati.
Un modo magnifico per dissacrare lo sciocco stereotipo di purezza che avvolge il lavoro a maglia.

23. luglio 2007

Quentin Tarantino e il cinema italiano, seconda puntata

Vanessa Ferlito e Quentin TarantinoQuentin Tarantino al festival di Cannes aveva espresso la sua delusione per il cinema italiano:

I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati

Nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista in cui aggiustava un po’ il tiro:

Mi dispiace, sono stato frainteso. Non conosco il cinema italiano di oggi, non si vede a Los Angeles, gli ultimi successi in sala sono Il postino e La vita è bella. Qualche titolo esce, ma non ha la risonanza che un tempo avevano i film italiani: colpivano, scandalizzavano, facevano storia. A Cannes ero a una tavola rotonda e un giornalista italiano ha detto “non è triste la situazione dell’industria italiana?”. “Sì, è triste”, ho risposto. Non volevo mancare di rispetto a nessuno, non ho visto gli ultimi film di Olmi e Bellocchio, non conosco l’ultimo Monicelli o Romanzo criminale, non posso giudicare il vostro cinema

Quentin, non occorre che aggiungi altro, ora non cercare di fare il piacione solo perchè sarai padrino della rassegna Western all’italiana in programma alla Mostra di Venezia. Capita a tutti di farla fuori dal vasino. Ma sono le pellicole che dimostrano se uno è bravo o no, non le chiacchiere. Ora andiamo ad ubriacarci, andiamo in quel posto dove c’è bella musica e Vanessa Ferlito (nella foto) fa la lap dance in hot pants. Così ne approfitto per dirti che secondo me nel finale di Grind House, un po’ di Faster, Pussycat! Kill! Kill! di Russ Meyer c’è! Le tre donne violente, la macchina fuoriserie, l’inseguimento. Non è così?

18. luglio 2007

Chiuso per ferie? Vabbè dai… Ma solo per qualche giorno!

Samuele inconsapevolemente rigira il coltello nella piaga, ma visto che io non ci posso andare, mando in ferie il blog.
In colonia dalle suore, che sennò prende una brutta piega.

Colonia estiva - 1987
Colonia estiva – 1987

15. luglio 2007

Vade retro suor Letizia

Vade retro, arte e omosessualità Mi stavo organizzando per andarla a vedere questa Vade retro, arte e omosessualità e mi dispiace immensamente che sia stata cancellata. Avrei dovuto immaginarlo che sarebbe finita così: prima la querelle sul nome (il primo titolo proposto era Froci, troppo forte, di seguito era stato pensato Ecce (H)omo, accantonato per il riferimento religioso troppo provocatorio) poi la limitazione ai minorenni.
Non mi pareva vero di aver a solo un paio d’ore di macchina le opere dei miei eroi David LaChapelle, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin, Timothy Greenfield-Sanders, Andrés Serrano, Helmut Newton, Erwin Olaf per citarne alcuni. Senza contare che sarebbe stata un’ottima occasione per avvicinarmi ad altri artisti.
Invece è saltato tutto. Vaffanculo.

Wilhelm von Gloeden, Nudo maschile, 1900 caMichele Serra su Repubblica di oggi:

Al netto delle ciance politicanti, e delle spassose baruffe tra “suor Letizia” e il suo vivace scudiero Sgarbi, la soppressione della mostra milanese su arte e omosessualità è una pagina nera. La frase “a Milano non ci sono le condizioni, proveremo altrove” suona come una assurda retrocessione di Milano (molti anni fa tra le vere capitali della cultura europea) al rango di borgo bigotto. Milano sazia e disperata: sazia di quattrini e di traffico, di smog e di vetrine, disperata perché costretta a ingoiare il gesto profondamente anticulturale e antiliberale di una censura così morbosa, e così ridicola, da far dire agli organizzatori della mostra “forse riproveremo a Savona”, che come è noto è una rutilante Sodoma cosmopolita, e sta vivendo un momento di febbrile vivacità culturale che tutto il mondo ci invidia.
Dicevano le avanguardie, molti anni fa, che la cultura italiana non riusciva a guardare oltre Chiasso. Ripiegheremo su Savona? Colonne di milanesi ribelli imboccheranno l’autostrada dei Fiori per vedere le opere indegne di essere esposte a Milano? E le opere stesse, che cosa hanno di così oltraggioso da essere caricate sui Tir e portate fuori le mura, come rifiuti speciali da smaltire a distanza? Arte degenerata, siamo di nuovo a questo? Sì, siamo di nuovo a questo.

11. luglio 2007

Cina, il 46% delle gravidanze è causa del web

Cina, il 46% delle gravidanze è causa del web

A comporre tale statistica è stato Zhang Zhengrong, un dottore impiegato nel supporto telefonico del pronto soccorso cittadino. Per quanto riguarda il suo piccolo campione di almeno 20,000 casi negli ultimi due anni, il 46% aveva spiegato di aver dato avvio alla gravidanza dopo aver incontrato un uomo conosciuto in rete. Come è immaginabile simili incontri occasionali hanno conseguenze sociali rilevanti (spesso l’uomo fugge alla notizia della paternità) ed in più molte madri non sarebbero state nemmeno a conoscenza del vero nome del padre, ma solo del nick.
Fonte: Webnews Html.it

La ricerca evidenzia anche che il 79% degli studenti raccoglie informazioni sul sesso in rete. A giudicare dai risultati però o saltano le pagine dedicate ai metodi anticoncezionali oppure seguono i consigli del Tamagotchi per evitare una gravidanza indesiderata.

Many tnx to omnixu for the photo.

05. luglio 2007

Richard Gekko intervista Hikari Kesho

Selen by Hikari KeshoQuesto blog compie 3 anni.
L’età giusta per essere iscritto alla scuola materna. Essendo però cresciuto in mezzo ad amorevoli madri, con grandi sorrisi e grandi seni preferisce formarsi qui, una sorta di scuola di Barbiana (mi perdoni don Milani) del web. Qui dove si spazia tra mille argomenti, nell’anarchia più totale.

Oggi si festeggia la ricorrenza alla grande: l’intervista esclusiva al fotografo di fama mondiale Hikari Kesho, nei giorni scorsi special guest al Bizzaro Film Festival, è il regalo al mio blog. Non proprio roba da bambini, questa.

Nutro una profonda ammirazione per i suoi scatti, infatti in essi ritrovo caratteristiche comuni ad alcuni dei miei miti, Tony Ward e Nobuyoshi Araki.
La mia ammirazione per lui si estende anche in un territorio dove per altri è impossibile addentrarsi: i calendari, per i quali provo anche un odio viscerale. Interpretati da fanciulle che, non avendo nessun talento da sfruttare, saturano il mercato e impoveriscono l’arte fotografica con cumuli di carta patinata raffigurante i loro culi e tette, che danno loro un guadagno immediato e una notorietà non più duratura di un mese. Calendari tutti uguali, tutti vessilli del qualunquismo che permea ormai anche il mondo della fotografia.
Hikari Kesho, che ha firmato il calendario del 2000 di Selen, a mio parere, ha prodotto un’opera che si staglia come una torre sul piattume delle centinaia di prodotti simili, dove l’unica ricerca stilistica è quella della location più esotica o stravagante.

Selen by Hikari KeshoRichie: Come nascono le tue l’ispirazioni? Nascono da una fantasia che hai dentro oppure da qualcosa che vedi?
Hikari Kesho: Le due cose sono un po’ legate tra loro: nascono sicuramente da mie fantasie, da emozioni e sensazioni che provo, ma queste spesso sono generate dagli occhi: da ciò che vedo, che osservo, dalle immagini che mi circondano.

Richie: Come scegli le modelle? Hai dei criteri particolari? Plasmi tu la posa o spingi le tue modelle a metterci qualcosa di loro?
Hikari Kesho: Le caratteristiche fisiche mi interessano relativamente, oddio, se sono un po’ sciolte nei movimenti mi facilitano il compito!
Ma molto più importante è capire se sono sulla mia lunghezza d’onda, se c’è feeling emotivo, solo così le immagini potranno esprimere quello che desidero e a questo punto devo solo “indirizzare” la modella nella posa voluta, poi lei stessa, entrando nello spirito giusto, farà il resto.

Richie: Come è stato lavorare con Selen per il calendario: è stata lei a cercarti o l’incontro è stato casuale? Aveva qualche idea oppure si è affidata completamente alle tue invenzioni?
Hikari Kesho: Lavorare con Selen è stata una bellissima esperienza, lei è una donna meravigliosa, e non mi riferisco solo all’aspetto fisico…
L’ho conosciuta perché ero stato contattato per la realizzazione di un libro fotografico dove lei era l’attrice principale. In seguito lei mi ha voluto per la realizzaione del suo calendario e si è totalmente affidata a me per l’art direction… ne è nato un rapporto di amicizia.

Richie: Come lavori: macchina analogica o digitale? Ti ritieni soddifatto degli scatti così come sono o c’è molta post produzione dietro?
Hikari Kesho: Sono uno dei pionieri della fotografia digitale applicata alla moda indossata, nel ’98 la rivista PHOTO mi ha dedicato al riguardo un articolo. La post produzione ormai c’è sempre, su tutto ciò che vediamo pubblicato, io cerco di ridurla al minimo, di mantenere il più possibile il contatto con la realtà.

Richie: Che musica ascolti? Quali film hai visto di recente?
Hikari Kesho: Sulla musica preferisco soprassedere… nel senso che adoro la musica, e ascolto qualsiasi genere e intendo proprio qualsiasi…dalla lirica all’heavy metal al… coro degli alpini, non è un fatto di musica, ma di stati d’animo: ognuno ha le sue note preferite…
Anche il cinema adoro, con preferenza ai bianchi e neri degli anni ’40.
Unica esclusione gli horror, non sono nelle mie corde, non mi appartengono.
Come avrai capito, sono abbastanza eclettico, sono tutto e… il contrario
di tutto!