29. aprile 2007

VRBAN ZOO 2007

VRBAN ZOO VRBAN ZOO, ri-animal’arte (ndr: va pronunciato urban zoo, come se fosse scritto in latino).

Nell’ambito della politica di riconversione degli spazi inutilizzati di una città succede che all’ex zoo di Verona trova spazio una tre giorni dedicata alla musica, cinema, teatro, letteratura, arte e sport.

Richie c’era.
L’arte? C’era.
La musica? C’era, han suonato anche i Canadians.
L’odore di prato di primavera calpestato? C’era.
Gli spinotti che giravano? C’erano.
Il sindaco che finge di fare il gggggiovane? C’era.
Il clima mite e le famigliole con cane appresso? C’erano.
I butei? C’erano.
La birra? Porco cazzo! Ho fatto una coda di mezz’ora secca per prendere le birre per la cricca. Tra l’altro FORST, forse la peggior birra in Europa.

21. aprile 2007

La ragazza nel pallone

La ragazza nel pallone La filmografia dell’eccelsa Lea di Leo si arricchisce di titoli dall’indubbio valore artistico: Guardoni sul Po, Le telezoccole.
Brrrrrr… Brividi.
Come quelli che avrà di sicuro provato Law, che si è cimentata nell’eroica impresa di visionare La ragazza nel pallone, regia di Roby Bianchi.
La sua recensione non può non strapparvi un sorriso.

La voce girava da un pezzo: Lea non sa fare i pompini. Un’infamia bella e buona, replico io, solo perchè si scaglia su povere pannocchie con la furia di un mietitrebbia non significa che non sia in grado di regalare esperienze elettrizzanti ai fortunati di turno (un dj fuori parte+facce da galera, ma vabbè, si vede che i volontari più piacenti avevano preferito rinunciare all’indulto e restare in cella a guardare Unomattina). Il rischio evirazione sarà pure in agguato ma le emozioni di Lea le scaturisce solo l’ultimo modello di Hoover Aspiramoquette 3000. Brava Lea!7+

Si tratterà forse di una mia impressione ma Lea, a differenza delle altre dive dell’hard, è tremendamente incisiva e capace, e soprattutto: lei gode. Fin dal principio si nota subito che le garba un sacco e non finge nulla, magari è sbrigativa nelle scene saffiche ma per il resto è incontenibile nel concedersi senza schemi, tanto è insaziabile e creativa nonchè irrefrenabile nella sua voglia di assaporare ogni centimetro del corpo di un uomo. Il sogno proibito di ogni maschio, in pratica.

Leggi tutta la recensione.

17. aprile 2007

Lasciate che i bambini vengano a me

Lasciate che i bambini vengano a mePapa Ratzinger dice che l’inferno esiste.

E io ho il sospetto che le vittime dei preti pedofili e/o stupratori lo sanno bene dove sta quest’inferno. Perchè oltre che vittime di lupi travestiti da agnelli, sono vittime anche delle connivenze tra le gerarchie ecclesiastiche.

La foto correlata si intitola Lasciate che i bambini vengano a me ed è tratta dalla serie Sanctorum, dell’artista spagnolo JAM Montoia. Uno che in fatto di provocazioni religiose trova agguerrita concorrenza solo in Andres Serrano.

Foto che compongono la serie: pagina 1, pagina 2, pagina 3.

13. aprile 2007

Un certo bottoncino…

Foto di Helmut Newton, clicca per ingrandire

Saper trattare con la clitoride è un arte: si tratta di un punto da corteggiare e conquistare, con esiti sempre diversi, non di un volgare pulsante da schiacciare! La clitoride è sensibilissima: se ci si muove male, è capace di dare dolore invece che piacere. Così come è capace di non rispondere affatto…

La citazione è di Roberta Reis, una delle firme storiche del magazine D de La Repubblica.
E’ tratto da un’articolo (scaricabile in Pdf) comparso su un numero di Cosmopolitan nei primi anni 90.

La foto è di Helmut Newton.
Tratta da un photoset indimenticabile e indimenticato del 2001.

Parole e immagini che non hanno bisogno di commenti tanto sono autentiche, tanto sono dense.

10. aprile 2007

Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus

Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus Il secondo lavoro di Steven Shainberg, dopo il pregevole Secretary, è questa specie di biopic sulla vita di Diane Arbus. Una delle prime fotografe. Sicuramente la prima di un certo peso, dagli anni sessanta in poi. Fur (pelliccia in inglese) è una costante sempre presente nei tre episodi narrati dal film. Si inizia subito con una Diane Arbus, introdotta in un circolo per naturisti, incuriosita ma anche un po’ a disagio per l’ostentazione delle pellicce pubiche. In realtà quello è l’epilogo, il punto di arrivo dell’evoluzione personale e creativa di una casalinga che subisce la sudditanza artistica del marito, fotografo di moda al servizio dei suoceri pellicciai, verso l’emancipazione e la libertà. L’inizio invece è rappresentato dall’incontro, e il conseguente innamoramento, di una persona affetta da ipertricosi (un Robert Downey Jr. chiamato a fare il James Spader della situazione) che le aprirà gli occhi su un mondo straordinario e parallelo a quello della riconosciuta normalità. Saranno gli scherzi della natura, i freaks, a calamitare l’attenzione e i protagonisti della produzione di Diane Arbus. Nani, giganti, gemelli siamesi lei li vede così:

Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici.

Il film convince perchè il dissidio interiore della donna desiderosa di uscire dall’omologazione anche a costo di recidere i legami famigliari è ben delineato e costringe lo spettatore a condividere il dramma.
Nicole Kidman nei panni della grande fotografa, con dignità ricopre il ruolo e gli dona credibilità.
Un’analogia con Secretary: Maggie Gyllenhaal si infligge masochisticamente taglietti con la lametta su tutto il corpo, per sentirsi viva. Anche Robert Downey Jr. dopo essersi fatto epilare totalmente dall’amata, per permetterle di vedere il suo reale aspetto, è coperto di squarci sanguinanti.
Come dire che ci si può nascondere (nel pelo), ma a “vivere” ci si squarta e si sanguina.

05. aprile 2007

Non è peccato

Non è peccatoQuando penso a certi bigottismi religiosi come quelli raccontati nel film La Quinceañera mi sopraggiunge un tal fastidio laggiù, come se avessi una faina aggrappata alle palle: a Los Angeles una quindicenne immigrata messicana gioca al dottore con il fidanzatino, sfiga vuole che rimane incinta senza nemmeno essere penetrata; il padre predicatore della chiesa locale ripudia la figlia fino al momento in cui gli si dimostra che sua figlia è ancora vergine e non si convince che la gravidanza è un miracolo.

Uomini di chiesa, preti, papi, vescovi, diaconi, semplici fedeli: state sciolti! Scopare non è peccato.
E non basatevi sulla bibbia per estrapolare certe teorie cazzare, perchè nella bibbia si legge di tutto.

Già era stato citato quel Sex in Christ che esortava le coppie a fare sesso anale per mantenere la verginità prematrimoniale oltre che promuovere l’ingoio dello sperma perchè non vada sprecato. Perchè è scritto nella bibbia.

E per quei credenti che voglio aggiungere ancora un po’ di pepe alla loro vita sessuale possono sempre consultare Christian BDSM, il sito dedicato al Bondage and Discipline / Dominance and Submission / Sadomasochism tra cristiani, oppure My beloved’s garden, il primo sexy shop americano di ispirazione cristiana.
Basta essere coppie sposate e sulla bibbia si trovano frasi che giustificano tutto. Citazioni, capitoli, versetti.

Ma non è abbastanza assurdo tutto questo?
Solo le alte schiere ecclesiastiche non si sono ancora rese conto che scopare non è peccato. E non perchè lo dice la bibbia.

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