30. gennaio 2007

Richie’s Angels #3

Richie's Angels #3

Io le ho portate via ed ora lavorano tutte per me. Il mio nome e’ Charlie…

Anche Richie, come Charlie, ha i suoi angeli.
Questa è la wannabe cavallona bionda à la Jill Munroe (in realtà è una misteriosa mora, ma fa di tutto per nasconderlo), la più cucciola delle Richie’s Angels.

I suoi piedini stanno muovendo i primi passi sulla strada della fotografia.
Io sono testimone dei suoi progressi e la sprono ad osare.
Nascondere la propria faccia dietro una fotocamera aiuta ad esorcizzare le proprie paure, permette di uscire dal proprio egocentrico set, rende l’inconfessabile confessabile
In altre parole: crescere, evolvere, staccarsi da percorsi desueti.

Le idee ci sono, tante: mancano i modelli.
Qualche volontario, ma soprattutto volontarie?
Anche se maestri inarrivabili come Henri Cartier-Bresson e Robert Capa hanno insegnato che i modelli migliori sono quelli involontari, prima bisogna allenare l’occhio a cogliere l’istante, l’irripetibilità, l’evento, poi la mano, la sicurezza del gesto.

27. gennaio 2007

Per un’ora d’amore – Antonella Ruggiero featuring Subsonica

Per un'ora d'amore Per un’ora d’amore non so cosa farei,
per poterti sfiorare non so cosa darei
chiudo gli occhi, senza te,
le serate non finiscono mai
sole giallo mare blu,
non vorrei farti restare così,
un ricordo d’estate di più…

E per un’ora d’amore venderei anche il cuore
E per un’ora d’amore venderei anche il cuore

Per un’ora d’amore non so cosa farei,
per poterti sfiorare non so cosa darei
chiudo gli occhi, ti vorrei,
non nei sogni ma così come sei
sole giallo, mare blu,
che risveglio ora che manchi tu
aspettarti e sapere che ormai…

E per un’ora d’amore venderei anche il cuore
E per un’ora d’amore venderei anche il cuore

Per un’ora d’amore non so cosa farei,
per poterti sfiorare non so cosa darei

Chiudo gli occhi, penso a te,
i ricordi non finiscono mai
sole giallo, mare blu,
come il vento sei volato anche tu,
non rimane che dire vorrei

E per un’ora d’amore venderei anche il cuore
E per un’ora d’amore venderei anche il cuore

Per un’ora d’amore non so cosa farei,
per poterti sfiorare non so cosa darei…

Principessa lunA, ti vorrei qui ora, subito, per sempre. I nostri corpi ora sono lontani ma le nostre anime, i nostri cuori, volteggiano tra le nuvole. Vivono in simbiosi, si nutrono di emozioni troppo vaste da raccontare. Ma se tu fossi qui, principessa lunA… lenzuola sudate e respiri affannati.

24. gennaio 2007

Paolo Cognetti, Manuale per ragazze di successo

Manuale per ragazze di successo Ho letto Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti in pochi giorni. Sono rimasto folgorato. Penso che se fossi una donna potrei anche innamorarmi di lui.
Poi mi è capitato sotto mano un vecchio numero di Fernandel dove ho trovato un’intervista di Antonio Paolacci all’autore e ho capito tutto.

Antonio Paolacci: Nei tuoi racconti adotti sempre un punto di vista femminile molto credibile, ma a me è sembrato anche un po’ uniforme. Credi che le lettrici possano riconoscersi nei tuoi personaggi?
Paolo Cognetti: La verità è che non me ne frega niente. Forse la donna di cui scrivo è sempre la stessa, forse sono io, forse non potrebbe essere nessun altro. Non lo so. Davvero, non lo so. Io scrivo perché scrivere e amare sono le cose che mi fanno sentire vivo. Io sono io soltanto nell’amore e nelle mie parole. I lettori, le lettrici, con la loro opinione possono rendermi triste o felice, ma tutto questo viene dopo, non c’entra niente con la scrittura.

[omissis]

Antonio Paolacci: In uno dei tuoi racconti c’è un aspirante scrittore che brucia i suoi manoscritti nella vasca da bagno per poi mettersi a guardare la tivù. E’ una scena molto pessimista, mi ha fatto pensare a come Bradbury descriveva la società in Fahrenheit 451: lì si bruciavano i libri e c’era la tivù come unico “svago” che appiatta i pensieri della gente. Credi che siamo vicini a quel tipo di realtà?
Paolo Cognetti: Credo che sia la realtà. La nostra e quella di sempre: la debolezza dell’uomo, la sua natura o il suo istinto, sono questi. Smettere di soffrire. Smettere di pensare. Smettere di scrivere. La scena di cui parli però non c’entra niente con tutto questo. [omissis] E’ una scena rubata a un film, Via da Las Vegas, in cui Ben brucia tutti i suoi scritti prima di ammazzarsi bevendo. Io amo quel film, quel personaggio e la sua donna, Sara. Ecco tutto.

Paolo Cognetti potrei essere io. Perchè stavolta l’amore è ragione di vita. Perchè quando scrivo qui, scrivo per me, non per farmi leggere. Perchè ho amato Elisabeth Shue e Nicholas Cage al di là dell’Oscar e del Golden Globe portati a casa grazie a Via da Las Vegas. Perchè l’amore disperato di Sara e la nemesi di Ben sono sono entrati a far parte del mio immaginario, della mia fibra. Fin dalla prima volta che ho visto quel film.
Ogni volta che posso lo riguardo.

21. gennaio 2007

Arrivederci amore, ciao

Arrivederci amore, ciao

Ho visto Arrivederci amore, ciao e ne sono molto soddisfatto: la figura di criminale che avevo raccontato c’è, così come c’è la storia di una parte della mia generazione che ha fatto delle cose orrende ed era giusto dirlo. E ho trovato Anedda, il poliziotto corrotto interpretato da uno straordinario Placido, Flora, l’unica donna che almeno psicologicamente resiste a Giorgio, portata sullo schermo da Isabella Ferrari, così come sono veri i rapporti tra le diverse figure di delinquenti, su cui troneggia il Giorgio Pellegrini, alias Alessio Boni.

Questo è il commento di Massimo Carlotto, l’autore dell’omonimo libro da cui è stato tratto il film.

Per quel che mi riguarda ho fatto pace con il regista Michele Soavi: aveva perso tutto il mio rispetto dopo quel tristo tentativo (Dellamorte Dellamore) di portare sul grande schermo il Dyland Dog di Tiziano Sclavi. Si riscatta in questa pellicola che sembra una metafora della società moderna: alla fine i cattivi sono quelli che se la passano meglio (vedi Match Point di Woody Allen).
Isabella Ferrari veste il ruolo dell’agnello sacrificale. Riluce di un sensualissimo fascino la dignità con cui sceglie di aiutare il marito offrendo letteralemte il proprio corpo.
Il personaggio rappresentato da Alessio Boni racconta talmente tante balle da risultare nauseante e si finisce per detestare perfino il suo tentativo di riscatto.
La colonna sonora è strepitosa, a partire dal successo di Caterina Caselli, passando da Aqualung (Jethro Tull), La notte (Adamo), Shout (Tears for Fears), She drives me crazy (Fine Young Cannibals), per finire con Smoke on the water (Deep Purple) che accompagna una delle scene clou.

Trovo molto poetico e al contempo malinconico il ritratto dei locali di lap dance, squallidi per quanto ben arredati con accessori di pregevole design. Abitati da persone tristi, nonostante popolino il tempio del divertimento trasgressivo. Il proprietario rivolto al buttafuori: Sorveglia la ballerina brasiliana: stanotte a tentato di tagliarsi le vene.

18. gennaio 2007

Lars von Trier

Le onde del destinoLars von Trier è uno che si ama o si odia.
Mi si perdoni il luogo comune ma io non ho ancora deciso da che parte stare.
Per il momento lo rispetto e lo seguo con curiosità.
Non fosse altro che per ragioni affettive: Le onde del destino (a pari merito con In the mood for love di Wong Kar-way) è il film della vita della mia dolce metà. E poi c’è da dire che ci siamo scambiati i numeri di telefono in seguito ad una discussione riguardo Dogma 95 e la sceneggiatura di Dear Wendy scritta da Lars von Trier.
Lo stimo anche perché indirettamente (tramite la casa produttrice Zentropa) ha promosso il Puzzy Power Manifesto, un insieme di regole che mira a produrre film porno di qualità e di valore artistico, utilizzando una storia credibile e ponendo il piacere/desiderio femminile come protagonista. Il manifesto inoltre condanna quel vasto repertorio di prepotenza maschile e ossessivi primi piani sui genitali, tipico della quasi totalità della produzione porno. In seguito von Trier si è esposto in prima persona e ha sponsorizzato direttamente All About Anna, sempre per il filone XXX, che nonostante il favore della critica fatica a trovare distributori.
Però è troppo poco per sbilanciarmi: la mia esperienza diretta di Lars von Trier si riduce qualche spezzone di Dancer in the dark, con Björk e Catherine Deneuve, beccato su Blob e una mezz’oretta di Dogville sorbito qualche domenica fa sul divano di casa.
Brava Nicole Kidman, curiosa la sperimentazione: lo scenario in cui si svolge il film sembra un palcoscenico teatrale, spoglio, nero con le righe bianche in terra a segnare i contorni di oggetti e costruzioni, mentre una voce narrante accompagna lo svolgimento del film.

Con questo spirito aspetto di vedere Il grande capo.
Diventerò anche io un fan di Lars von Trier?

15. gennaio 2007

La joie de vivre ha quattro zampe

Sátiro, fauno y centauro Pablo Picasso
Sátiro, fauno y centauro con tridente [1946]
Musée Picasso, Antibes

Paolo (che non chiamerò mai più Pablo Picasso giacché ho realizzato che è il sosia di Luigi) c’aveva visto giusto. La joie de vivre ha quattro zampe.

L’allegra combriccola radunata nella magione veneziana di e*, dietro il Sottoportego dei Vedei (Sottoportico dei Vitelli in veneziano, ma guarda un po’!), pasciuta dal pranzo preparato con (il mio) amore era talmente satolla di joie de vivre che Palazzo Grassi ha rischiato di sprofondare.

Venezia, che ha risposto con la voce di una canuta vecchina: Se sente! quando io ho gridato in mezzo al cortilleto Siamo arrivati!, da ieri lo sa: la joie de vivre ha quattro zampe.

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