27. settembre 2006

Ridateci Coliandro

Richard Gekko si fa promotore dell’ iniziativa Ridateci l’ ispettore Coliando.

Ridateci Coliandro! Aderisci anche tu all'Appello per rivederlo

25. settembre 2006

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa e incurabile! Chi lo può conoscere?
Geremia 17,9

Dall’ omonimo romanzo autobiografico di JT Leroy, alla sua seconda prova come regista, Asia Argento scrive a quattro mani con lo stesso scrittore americano e dirige il film che dimostra che, in fondo, qualcosa di cinema ne capisce. Dopo il non incisivo Scarlet Diva perché troppo auto referenziale rilegge secondo il suo personalissimo metro un romanzo già entrato nel culto e compie un notevole salto di qualità.
Ingannevole è il cuore più di ogni cosa è la storia di un’ infanzia rubata, vista dagli occhi di un bambino, Jeremiah, e di sua madre, Sarah, una giovane donna tossico dipendente preda di sempre più pericolose turbe psichiche, che si prostituisce ai camionisti nel sud degli Stati Uniti. Seguiamo Jeremiah nei suoi continui spostamenti: i genitori adottivi, i nonni ultra religiosi e la sua vita senza radici, sulla strada con Sarah, tra interminabili soste con i tir, motel fatiscenti e strip-tease clubs popolati da cafoni, sfruttatori e poco di buono. Il bimbo è continuamente costretto ad adattarsi a situazioni nuove e sempre più disagiate, ad una serie di “padri” scrocconi e nullafacenti ed alla crescente follia di sua madre. In questi ambienti Jeremiah impara e cresce. La sua incredibile forza nell’ affrontare le avversità diventa il leit-motif della storia: nonostante le terribili esperienze, egli è ancora in grado di conservare la purezza ed il candore nel suo modo incantato di guardare e trasformare il mondo.
Tecnicamente Asia Argento riesce a rendere, in maniera convincente, con le immagini il degrado e la follia senza speranza di riscatto della provincia americana. Primi piani crudeli, uso sapiente di velocizzazioni e riprese sfuocate fanno assorbire appieno l’ atmosfera malata ed eccessiva della storia.
Il cast variopinto e non scontato non distoglie l’ attenzione dal concept principale ma nemmeno riesce a dare quel qualcosa in più. Marylin Manson ha definitivamente dimostrato che riesce ad interpretare solo il personaggio per cui recita da una vita: sé stesso. Fuori da quel ruolo è un pezzo di legno. Ornella Muti invece si destreggia elegantemente nel ruolo della nonna bigottamente religiosa. Le musiche sono curate sapientemente dalla dolce metà di Asia, il talentuoso Marco Morgan Castoldi.
Piccola nota di costume: Asia Argento come lap dancer costantemente strafatta è sempre ad un passo dallo svacco. Ma mentre balla avvinghiata al palo per la lap dance con le ascelle pelose nun se può guardà! Malizioso invece lo sfoggio del suo leggendario tatuaggio.

19. settembre 2006

Hostess in difficoltà

Brasile: hostess nude su Playboy Ieri sciopero di quattro ore per i dipendenti Alitalia per protestare contro l’ eccessivo indebitamento dell’ azienda.

Dal Brasile ci arriva una sorta di lezione che i vertici Alitalia potrebbero tenere in considerazione: Sabrina, Patricia e Juliana, ex dipendenti della compagnia aerea Varig, posano nude per Playboy come era successo negli Stati Uniti per alcune esecutive della Enron, licenziate di fresco.

Anche le dipendenti Alitalia in difficoltà potrebbero prendere spunto per diversificare gli introiti economici. Poi però non si chiamerebbe più Alitalia ma Alitaglio.

Se qualcuno è proprio così curioso le foto del servizio su Playboy si possono vedere, oppure si posso scaricare.

14. settembre 2006

L’ ispettore Coliandro

L'ispettore Coliandro

La nuova stagione televisiva sta per iniziare ma per quello che mi riguarda potrebbero anche mandare in onda solo repliche di vecchi film e ficcarsi nel culo tutta quella palla dei reality: il meglio è andato già in onda. Sto parlando dell’ ispettore Coliandro. Erano anni che il cinema e soprattutto la fiction italiana aveva bisogno di una ventata di novità e grazie al sodalizio Lucarelli e Manetti Bros questo è avvenuto. Ma in RAI questa miniserie non è stata accolta come meritava: prima è stata boicottata lasciandola marcire nei cassetti di qualche scrivania perché Lucarelli non si era adattato a farsi normalizzare e ha voluto portare sullo schermo il personaggio esattamente come lo aveva concepito, poi la mini serie è stata punita ulteriormente relegandola al ruolo di tappabuchi estivo anticipando la programmazione rispetto al periodo di garanzia. Al debutto infatti, giovedì 24 agosto, ha realizzato un misero 12.91%, ma se l’ avessero mandato in onda in questi giorni avrebbe fatto molto di più share. Ne sono sicuro. Perché primo è fatta bene e secondo perché è un prodotto fresco, diverso dagli standard. Infatti la sua forza sta tutta nello sforzo di uscire dai canoni delle classiche fiction inspirate alle forze armate. Coliandro, ottimamente interpretato da Giampaolo Morelli, è un poliziotto pasticcione, esaltato, che fa il bullo (solo quando non serve) e ogni volta che tira fuori il distintivo per il becero “lei non sa chi sono io” combina casini pazzeschi. A detta dello stesso Lucarelli, che si ritaglia una particina (muta) nel primo episodio, Coliandro è un porco sfigato. Ottima la colonna sonora ispirata ai gloriosi polizieschi anni 70, molte influenze rap e trip-hop.
Miniserie composta da quattro episodi: solo il primo, Il giorno del lupo, è tratto da un romanzo di Lucarelli ma lo stesso autore cura la sceneggiatura. Sua è la sceneggiatura anche del secondo episodio Vendetta cinese. Mentre per In trappola e Magia nera le scene sono affidate a Giampiero Rigosi.
I Manetti bros fanno un ottimo lavoro: non sembra nemmeno un prodotto italiano tanto è scorrevole veloce e hollywoodiano.
Nel cast anche Veronica Logan nel ruolo della dottoressa Longhi, sostituto procuratore alla Questura di Bologna, ed Enrico Silvestrin nel ruolo di Trombetti, aiutante di Coliandro, il doppiatore Alessandro Rossi nel ruolo del commissario De Zan.

E’ piaciuto anche alla mia principessa

11. settembre 2006

Il rovescio della medaglia

Anal ShowdownJon Dough, quarantaquattro anni, si è tolto la vita lasciando una moglie e una bambina di quattro anni. Jon Dough era un’ attore porno. Di per sè ogni suicidio stimola riflessioni e lascia questioni irrisolte, ma c’ è una coincidenza che mi ha indotto alcune considerazioni. Ho guardato un porno, per l’ ultima volta, quasi un anno fa. Il film era Anal Showdown e uno dei protagonisti era appunto Jon Dough. Lo scelsi al videonoleggio tra centinaia di altri titoli per curisosità: Katja Kassin e Lauren Phoenix, le due protagoniste, si affrontavano in una sorta di duello di tre round. Si contendevano il titolo di Anal Queen, alla stregua di due pugili, sfidandosi in una scena di sesso solitario, una scena lesbo e una scena con doppia penetrazione, e la vincitrice veniva decretata da una votazione popolare sul sito web del regista. Non ricordo chi vinse. Però Katja Kassin per quel film ha pure vinto l’ edizione 2006 degli AVN Award (i golden globe del porno) nella categoria Best Solo Sex Scene.
Un po’ mi inquieta il fatto che l’ ennesimo suicida del porno biz sia uno degli ultimi che ho visto in azione. Penso che davanti alla morte siamo tutti uguali e ogni suicidio lascia sempre degli interrogativi, sia che a suicidarsi sia il tuo fornaio di fiducia, o il miliardario più odioso, o uno che per lavoro si sbatte donne che la maggior parte degli uomini può solo sognare. Però se vi state chiedendo perché mai uno che si scopa le donne più belle del mondo si debba suicidare ci sono cose che non immaginate neppure e che dovete assolutamente sapere. Per ogni Rocco Siffredi o Eva Henger che richiamano folle come se fossero rockstar, richiesti dalle case di produzione più blasonate, serviti e riveriti, ci sono migliaia di uomini e donne che vengono considerati solo delle macchine, bestie da macello, che sono trattati dall’ industria del porno come dei corpi inanimati da usare per produrre pellicole di media scarsa qualità (le più diffuse). Costretti a subire incredibili violenze e alienazioni. Vi vorrei proporre una lettura forte, un’ inchiesta di Isabelle Sorente, sul mondo del porno. Credo che dopo, il suicidio di Jon Dough non sembrerà più così inspiegabile. Questo business, come tutti gli altri, troppo spesso calpesta la dignità delle persone. Quelle di cui nessuno conosce il nome, quelle che il più delle volte non compaiono nemmeno nei titoli di coda. E se solo vi azzardate a pensare che nessuno di loro è obbligato a fare l’ attore porno sappiate che la maggior parte di quelli che lavora nel settore è vittima di antichi traumi dovuti a violenze, stupri e incesti. Le persone non sono oggetti, dovremmo convincerci di questo. Mentre un certo tipo di pornografia, diciamo pure quasi tutta la pornografia, tende a far credere il contrario.

07. settembre 2006

Steven Klein, Case Study #13

Case Study #13 C’ è tempo fino al 30 settembre per andare ad apprezzare Case Study #13, l’ ultimo lavoro del fotografo Steven Klein, presso il Gallery Art Hotel di Firenze. I soggetti delle foto sono Brad Pitt e Angelina Jolie. Il progetto trae ispirazione dalla trama di Mr and Mrs Smith, il thriller (forse thriller è una parola troppo grossa riferito a questo film ma tant’ è…) di Doug Liman, durante la lavorazione del quale i due attori si conobbero e innamorarono.

Val la pena di andare a dare un’ occhiata perchè il signor Steven Klein è quello che mi ha tirato fuori dal cilindro, in collaborazione con Tom Ford, quella magia di Valley of the dolls.

« Post sucessivi