Naomi Watts, la sua bellezza è la sua bravura
Se qualcuno non se ne fosse accorto Naomi Watts non è più l’amica sfigata di Nicole Kidman. Ha dimostrato in più di un’occasione di saper recitare.
Quest’anno compie 40 anni e di diritto rientra così nella categoria MILF, ma il suo aspetto delicato e gentile non rappresenta l’unico pilastro su cui si basa il suo estro recitativo. All’occorrenza sa fare, comunque, molto bene gli occhi da cerbiatta: in Mulholland Dr. di David Lynch ha reso la famosa scena del bacio lesbo con Laura Harring, il manifesto della sensualità e della tenerezza allo stesso tempo.
Però credo che il meglio di sé, Naomi Watts riesce a darlo quando si deve confrontare con ruoli davvero drammatici, personaggi dove la sofferenza riduce l’essere figa ad un inutile orpello.
Una delle scene più toccanti realizzate dall’attrice anglo australiana è sicuramente quella contenuta in 21 grammi di Alejandro González Iñárritu. Naomi interpreta Cristina, la madre di due figlie morte insieme al marito in un incidente stradale provocato da un ubriaco al volante. Sean Penn è Paul, un malato affetto da una gravissima cardiopatia, che però riceve una nuova vita grazie al trapiantato del cuore prelevato dal marito. I due iniziano a frequentarsi.
Paul Rivers: Take it easy.
Cristina Peck: Take it easy? My husband and my little girls are dead, and I’m supposed to take it fucking easy? I can’t just go on with my life! I am paralyzed here! I am a fucking amputee! Do you see that? Who are you? You owe it to Michael. No, you’ve got his heart. You’re in house fucking his wife! And sitting in his chair! We have to kill him!
Paul Rivers: Not like this.
Cristina Peck: Then how? Tell me how! Katie died with red shoelaces on. She hated red shoelaces. And she kept asking me to get her some blue ones. And I never got her the blue ones. She was wearing those fucking red shoelaces when she was killed!
Lo sgomento mi pervade anche adesso se ripenso al dolore negli occhi di Naomi Watts mentre pronuncia quelle parole durissime.
Non si può non citare King Kong, edizione 2005, di Peter Jackson, dove Naomi Watts si deve misurare con le interpretazioni di Fay Wray nel ‘33 e Jessica Lange nel ‘76. Lo fa con grande maestria, quasi innamorandosi del gorillone, come se si trattasse dalla fiaba Beauty and the Best.
Recentemente ho visto Naomi Watts in altri due film: Il velo dipinto di John Curran, al fianco di Edward Norton, e La promessa dell’assassino di David Cronenberg, con Viggo Mortensen.
Due film imperdibili, in cui i personaggi interpretati dalla nostra bionda hanno come denominatore il sacrificio e la maternità. In entrambi Naomi si trova a lottare: contro un’epidemia di colera in uno, contro la mafia russa in un altro. E’ sconvolgente la forza che traspare dalla sua recitazione in entrambi gli episodi.
Insomma, fosse dipeso da me, Golden Globe e Oscar 2008 sarebbero spettati indiscutibilmente a lei, per il fim di Cronenberg. Invece non è stata nemmeno nominata.
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12:54 am |
Il meno sperimentale dei film di David Cronemberg ma non per questo il meno riuscito.







