Paolo Cognetti, Manuale per ragazze di successo
Ho letto Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti in pochi giorni. Sono rimasto folgorato. Penso che se fossi una donna potrei anche innamorarmi di lui.
Poi mi è capitato sotto mano un vecchio numero di Fernandel dove ho trovato un’intervista di Antonio Paolacci all’autore e ho capito tutto.
Antonio Paolacci: Nei tuoi racconti adotti sempre un punto di vista femminile molto credibile, ma a me è sembrato anche un po’ uniforme. Credi che le lettrici possano riconoscersi nei tuoi personaggi?
Paolo Cognetti: La verità è che non me ne frega niente. Forse la donna di cui scrivo è sempre la stessa, forse sono io, forse non potrebbe essere nessun altro. Non lo so. Davvero, non lo so. Io scrivo perché scrivere e amare sono le cose che mi fanno sentire vivo. Io sono io soltanto nell’amore e nelle mie parole. I lettori, le lettrici, con la loro opinione possono rendermi triste o felice, ma tutto questo viene dopo, non c’entra niente con la scrittura.[omissis]
Antonio Paolacci: In uno dei tuoi racconti c’è un aspirante scrittore che brucia i suoi manoscritti nella vasca da bagno per poi mettersi a guardare la tivù. E’ una scena molto pessimista, mi ha fatto pensare a come Bradbury descriveva la società in Fahrenheit 451: lì si bruciavano i libri e c’era la tivù come unico “svago” che appiatta i pensieri della gente. Credi che siamo vicini a quel tipo di realtà?
Paolo Cognetti: Credo che sia la realtà. La nostra e quella di sempre: la debolezza dell’uomo, la sua natura o il suo istinto, sono questi. Smettere di soffrire. Smettere di pensare. Smettere di scrivere. La scena di cui parli però non c’entra niente con tutto questo. [omissis] E’ una scena rubata a un film, Via da Las Vegas, in cui Ben brucia tutti i suoi scritti prima di ammazzarsi bevendo. Io amo quel film, quel personaggio e la sua donna, Sara. Ecco tutto.
Paolo Cognetti potrei essere io. Perchè stavolta l’amore è ragione di vita. Perchè quando scrivo qui, scrivo per me, non per farmi leggere. Perchè ho amato Elisabeth Shue e Nicholas Cage al di là dell’Oscar e del Golden Globe portati a casa grazie a Via da Las Vegas. Perchè l’amore disperato di Sara e la nemesi di Ben sono sono entrati a far parte del mio immaginario, della mia fibra. Fin dalla prima volta che ho visto quel film.
Ogni volta che posso lo riguardo.
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