Jon Dough, quarantaquattro anni, si è tolto la vita lasciando una moglie e una bambina di quattro anni. Jon Dough era un’ attore porno. Di per sè ogni suicidio stimola riflessioni e lascia questioni irrisolte, ma c’ è una coincidenza che mi ha indotto alcune considerazioni. Ho guardato un porno, per l’ ultima volta, quasi un anno fa. Il film era Anal Showdown e uno dei protagonisti era appunto Jon Dough. Lo scelsi al videonoleggio tra centinaia di altri titoli per curisosità: Katja Kassin e Lauren Phoenix, le due protagoniste, si affrontavano in una sorta di duello di tre round. Si contendevano il titolo di Anal Queen, alla stregua di due pugili, sfidandosi in una scena di sesso solitario, una scena lesbo e una scena con doppia penetrazione, e la vincitrice veniva decretata da una votazione popolare sul sito web del regista. Non ricordo chi vinse. Però Katja Kassin per quel film ha pure vinto l’ edizione 2006 degli AVN Award (i golden globe del porno) nella categoria Best Solo Sex Scene.
Un po’ mi inquieta il fatto che l’ ennesimo suicida del porno biz sia uno degli ultimi che ho visto in azione. Penso che davanti alla morte siamo tutti uguali e ogni suicidio lascia sempre degli interrogativi, sia che a suicidarsi sia il tuo fornaio di fiducia, o il miliardario più odioso, o uno che per lavoro si sbatte donne che la maggior parte degli uomini può solo sognare. Però se vi state chiedendo perché mai uno che si scopa le donne più belle del mondo si debba suicidare ci sono cose che non immaginate neppure e che dovete assolutamente sapere. Per ogni Rocco Siffredi o Eva Henger che richiamano folle come se fossero rockstar, richiesti dalle case di produzione più blasonate, serviti e riveriti, ci sono migliaia di uomini e donne che vengono considerati solo delle macchine, bestie da macello, che sono trattati dall’ industria del porno come dei corpi inanimati da usare per produrre pellicole di media scarsa qualità (le più diffuse). Costretti a subire incredibili violenze e alienazioni. Vi vorrei proporre una lettura forte, un’ inchiesta di Isabelle Sorente, sul mondo del porno. Credo che dopo, il suicidio di Jon Dough non sembrerà più così inspiegabile. Questo business, come tutti gli altri, troppo spesso calpesta la dignità delle persone. Quelle di cui nessuno conosce il nome, quelle che il più delle volte non compaiono nemmeno nei titoli di coda. E se solo vi azzardate a pensare che nessuno di loro è obbligato a fare l’ attore porno sappiate che la maggior parte di quelli che lavora nel settore è vittima di antichi traumi dovuti a violenze, stupri e incesti. Le persone non sono oggetti, dovremmo convincerci di questo. Mentre un certo tipo di pornografia, diciamo pure quasi tutta la pornografia, tende a far credere il contrario.