24. giugno 2005

Tokyo Decadence

Tokyo Decadence Nel film Tokyo Decadence, un piccolo capolavoro di Ryu Murakami in cui alcuni critici italiani riconobbero una sorta di Pasolini giapponese, la fanno da padrone sesso esplicito, uso di droga, violenza e linguaggio rude.
Opera prima di Murakami come regista, già affermato scrittore, tratta dal suo romanzo Topaz.

Premiato al Festival di Taormina con il Cariddi d’Argento e musicato con taglio ironico da Ryuchi Sakamoto (premio Oscar per L’ultimo imperatore), narra la storia di Ai, una squillo a domicilio, che con la sua faccia sempre triste e la borsa rossa con gli “attrezzi” del mestiere percorre la metropoli giapponese, soggiacendo alle richieste ora sadiche, ora farneticanti, ora masochiste dei clienti che la contattano tramite la maitresse che dirige la sua agenzia. Ai, interpretata da una tenerissima Miho Nikaido, accetta ogni sorta di umiliazioni, ma alla fine è più dignitosa di tutti i suoi clienti.

In quanto alle “perversioni”, ogni cosa è già stata esplorata dal cinema nipponico e dagli altri media, manga in testa. Anche in Tokyo Decadence, storie e situazioni simili: incontri mercenari, influenti clienti “perversi”, vibratori spinti con forza negli orifizi, palline di silicone impiantate sottopelle sul pene per forzare la penetrazione, cera bollente, corde… Figure di ragazze sopraffatte dal mercato prima di tutto, e clienti che appaiono dei farabutti non per le “perversioni”, ma per i loro business: quello che fanno attrae, quello che sono, a prescindere dall’eros, crea repulsione.

Due episodi che mi hanno colpito.
Una sera, dopo una lunga orgia presso un hotel con un facoltoso cliente, Ai si trova a dover svuotare il borsone col suo armamentario nel bagno femminile di un lussuoso magazzino di Tokyo, alla ricerca dell’anellino che le regalò l’unico uomo che forse l’aveva amata nella sua vita (almeno per un pò).
La ricerca fu inutile ma alcune perfide frequentatrici del bagno intravedendoli, le sottraggono gli attrezzi del mestiere per umiliarla impietosamente, mimandone i gesti e le espressioni… sin quando una di esse non le restituisce il tutto scusandosi.
Lei ringrazia rispettosamente e saluta prima di allontanarsi disperata…

Ai con la sua collega sta eseguendo un bondage estremo su un cliente che avverte: “continuate a stringere anche quando vi imploro di smettere”. Alla fine però quando credono di averlo strangolato scappano impaurite ma il cliente rinviene e le ringrazia per l’ ottimo trattamento.

Navigando sul web ho notato che questo film è un cult per gli amanti del genere BDSM.
In effetti nel film sono toccati tutti i temi cari a quella forma di ricerca estrema del piacere che è il BDSM.

Se qualcuno ancora non sa ancora cosa vuol dire esattamente BDSM due link utili.

Io, come maniaco omicida, preferisco dominare le mie vittime ma non disdegno essere posseduto da una padrona autoritaria.