22. ottobre 2007

Grindhouse – Planet Terror

Grindhouse - Planet TerrorLa locandina propone un dal regista di Sin City e C’era una volta in Messico. Da tirarci un riga sopra! Qui è indispensabile precisare: dal regista di Dal tramonto all’ alba.
Finalmente ecco il secondo episodio del progetto Grindhouse: se vi aspettate uno dei classici horror vi cadranno letteralemnte le palle come avviene a Quentino Tarantino in una delle sequenze finali del film. Questo, come Death Proof, è un prodotto destinato a diventare un cult perchè in modo molto onanistico, questo va detto, celebra se stesso e le passioni del suo creatore, però senza mai annoiare lo spettatore. Una chicca per tutte l’intermezzo con il finto trailer del film Machete, un action movie in salsa messicana in cui il prete che affianca il solito giustiziere, riprende l’arcinoto Dio perdona… Io no! del film diretto da Giuseppe Colizzi.
Un incipit che cita i triti e ritriti luoghi comuni: una fuga di gas altamente tossico trasforma gli abitanti di una cittadina Texana in zombie sickos assetati di sangue umano. Il gruppetto di supersti che lotta per sopravvivere offre una carellata di personaggi meravigliosi: la ballerina di lapdancer, Rose McGowan, in crisi di identità a cui viene amputata una gamba e la protesi che le viene applicata è una mitragliatrice, il gestore di un merdosissimo locale alla ricerca della salsa per barbecue perfetta, si conoscono altri componenti della famiglia del mitico sceriffo Earl McGraw, Michael Parks, la moglie malata che accudisce amorevolmente (salvo schernirla quando scoreggia), e la figlia, Marley Shelton, della quale non vuole più sapere nulla perché ha sposato un uomo, Josh Brolin, che lui odia.
Sfiorati anche i temi di attualità come guerre e handicap: Bruce Willis interpreta un soldato che per il suo paese ha fatto la festa a Bin Ladin e la ex go go dancer con una mitragliatrice al posto di una gamba conduce una vita sessuale normalissima.
Sicuramente a molti non piacerà ma dai posteri sarà rivalutato moltissimo.

05. giugno 2007

Grindhouse – A prova di morte

Grindhouse - A prova di morteGrindhouse, titolo del film, deriva dal termine americano che serviva ad indicare i cinema che proiettavano film di tutti i generi d’exploitation, i B Movie anni 70.
Negli Usa questo film era un unico corpo con Planet Terror di Robert Rodriguez. E’ stato un mezzo flop e quindi per il mercato europeo si è optato per la scissione. Un po’ si potrebbe avvertire come menomazione questa decisione ma questo film è un omaggio alla subcultura anni 70 e quindi la trama è quasi marginale, perfino banale nella sua semplicità: c’è un maniaco omicida interpretato da Kurt Russel che scorrazza in giro a mettere sotto con la sua potente macchina avvenenti fanciulle.
Diciamolo subito: niente di nuovo. Tarantino ci ripropone solo in altra foggia quello che a lui piace di più: piedi e ombelichi (per la gioia di tutti i feticisti), lap dance, auto tamarrate, donne vestite da infermiere, donne vittime indifese e donne capaci di vendicarsi, sceriffi inetti con figli più inetti (il mitico Earl McGraw, Michael Parks, con il figlio, James Parks), musica da veri intenditori, continue citazioni a capolavori del cinema e a ciofecche del cinema.
Una colossale masturbazione dell’ego. Ma quanto è bella! Le protagoniste ascoltano l’ipod e mandano sms con il cell ma sembra di guardare un film degli anni settanta con tanto di graffi sulla pellicola, salti del nastro e audio fuori sincro. E poi i dialoghi! Superbi come sempre, scanditi da battute esilaranti e volgarità, più o meno latente.
Kurt Russell destinato, come a suo tempo John Travolta, a rivedere a rialzo le sue quotazioni.
Rosario Dawson e Rose McGowan non sono così belle come verrebbero farvi credere. Molto meglio Vanessa Ferlito e Sydney Tamiia Poitier.
Quentin Tarantino si ritaglia un breve cameo come barista: brividi quando parla del liquore che ha dato il nome ad un colore, sembrava sentirlo discutere sullo champagne crystal in Four Rooms.
Non per tutti.