07. febbraio 2008

Caramel

Caramel di Nadine LabakiCoinvolgente e frizzante, diretto dalla giovane libanese Nadine Labaki, racconta di donne in una Beirut che sembra ferma agli anni ottanta. Cinque donne che gravitano attorno ad un salone di bellezza. Donne, giovani e meno giovani, che parlano di loro, dei loro sogni. Donne immerse in una sorridente sensualità. Donne, con le loro lacrime. Una sorta di campionario della società: la bella che ha una relazione clandestina con uno uomo sposato, tormentata dalla gelosia verso la di lui moglie. La ragazza di religione mussulmana, che si deve sposare ma non è più vergine e teme la prima notte di nozze. La ragazza lesbica in lotta con se stessa perchè non riesce ad accettare la sua tendenza, anche per i pregiudizi della società in cui vive. La milf talmente ossessionata dallo scorrere del tempo e dalla inesorabile decadenza fisica che usa tintura rossa e assorbenti per millantare mestruazioni che la raggiunta menopausa ha fatto scomparire. Una dolcissima ormai anziana sarta che sacrifica la sua vita e un possibile nascente amore per stare accanto alla sorella minorata (straordinaria interpretazione).
Caramel è una miscela di zucchero, limone e acqua, che lasciata raffreddare diventa una pasta appiccicosa utilizzata, dalle ragazze nel salone in sostituzione dei costosi prodotti cosmetici francesi a cui rimanda l’insegna del negozio, per togliere i peli superflui.
Agrodolce è anche il registro in cui vengono trattati i temi della convivenza tra mussulmani e cristiani, del melting pot di culture tra stupide tradizioni e usanze millenarie, della solidarietà tra donne. Il paragone con Volver di Pedro Almodóvar è pertinente: anche qui le donne, molto diverse tra loro, fanno comunque quadrato per difendersi da uomini traditori, goffi e superficiali.
Da segnalare la scena del taxi dove le amiche, camuffate per non essere riconosciute, scortano Nisrine (Yasmine Al Masri) all’ospedale dove le verrà ricostruita l’imene (verrà RI-pa-ta-ta-ta): squisitamente tarantiniana. Ricorda entrambi gli episodi di Death Proof in cui le protagoniste sono in macchina e si lanciano in conversazioni surreali, quanto scollacciate, durante il tragitto.
Solo la regista è un’attrice professionista: le altre protagoniste sono persone comuni, che nella vita si occupano d’altro. Un cast di perfetti sconosciuti, che comunque ci regala interpretazioni davvero frizzanti e molto naturali.
Candidato all’Oscar come miglior film straniero. In bocca al lupo.

25. novembre 2007

Jesus Christ Superstar, versione 2007

Buddy Christ, Cristo compagnone

« Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”. Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui. »
(Vangelo di Giovanni 2, 3-11)

Se mai si dovesse attualizzare l’opera immortale di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber sarebbe molto facile contestualizzarla nel mondo della gansta rap. La trasposizione del racconto di quello che è definito il primo miracolo di Gesù, la prima uscita pubblica, potrebbe essere più o meno così: Gesù è un rapper di talento, un comunicatore, non è uno dei più famosi ma il suo nome è già sulla bocca di molti e promette molto bene.

Con la sua crew Gesù si recò ad una jam session, una grande festa: si mettono i dischi, si balla, si rappa. Ma il momento clou della festa rischiava di saltare: uno dei due Mc che avrebbero dovuto sfidarsi nella battaglia a suon di rime, per degli scazzi tra crew rivali, non si era presentato. Allora gli organizzatori si rivolsero a Madonna, il producer di Gesù, nella speranza che lo convincesse a partecipare al contest.
Gesù le disse: “Sista, stai turbando il mio polleggio!”. Ma Madonna consegnò, comunque, al DJ la base preferita da Gesù per fare freestyle.
Ne venne fuori un’esibizione krastissima e con i controglioni, in cui rime le baciavano fratellanza e uguaglianza. Rimasero tutti a bocca aperta. Gesù stravinse la gara di rime.
Un pezzo grosso della crew rivale fece chiamare l’organizzatore e gli disse: “Respect nigga! Le battaglie di freestyle si erano ridotte ormai a io insulto te, tu insulti me, io insulto tua madre, tu insulti mia madre ma invece hai tirato dentro le posse!”. Da quell’episodio il numero dei fans di Gesù aumentò considerevolmente.

Il buddy Christ, Cristo compagnone, della foto l’abbiamo in visto in Dogma di Kevin Smith.

05. aprile 2007

Non è peccato

Non è peccatoQuando penso a certi bigottismi religiosi come quelli raccontati nel film La Quinceañera mi sopraggiunge un tal fastidio laggiù, come se avessi una faina aggrappata alle palle: a Los Angeles una quindicenne immigrata messicana gioca al dottore con il fidanzatino, sfiga vuole che rimane incinta senza nemmeno essere penetrata; il padre predicatore della chiesa locale ripudia la figlia fino al momento in cui gli si dimostra che sua figlia è ancora vergine e non si convince che la gravidanza è un miracolo.

Uomini di chiesa, preti, papi, vescovi, diaconi, semplici fedeli: state sciolti! Scopare non è peccato.
E non basatevi sulla bibbia per estrapolare certe teorie cazzare, perchè nella bibbia si legge di tutto.

Già era stato citato quel Sex in Christ che esortava le coppie a fare sesso anale per mantenere la verginità prematrimoniale oltre che promuovere l’ingoio dello sperma perchè non vada sprecato. Perchè è scritto nella bibbia.

E per quei credenti che voglio aggiungere ancora un po’ di pepe alla loro vita sessuale possono sempre consultare Christian BDSM, il sito dedicato al Bondage and Discipline / Dominance and Submission / Sadomasochism tra cristiani, oppure My beloved’s garden, il primo sexy shop americano di ispirazione cristiana.
Basta essere coppie sposate e sulla bibbia si trovano frasi che giustificano tutto. Citazioni, capitoli, versetti.

Ma non è abbastanza assurdo tutto questo?
Solo le alte schiere ecclesiastiche non si sono ancora rese conto che scopare non è peccato. E non perchè lo dice la bibbia.