The Constant Gardener
Del libro è già stato detto molto. Il film ha inevitabilmente dovuto condensare ma non ha stravolto il plot originario.
Ralf Fiennes ha saputo rendere benissimo la metamorfosi del tenace_giardiniere/inerte_diplomatico in passionale marito che abbraccia pienamente la causa della moglie morta. Rachel Wiesz è di una sensualità disarmante, vivace e spiritosa ma mai sopra le righe, e costruisce un personaggio che è un continuo monito a vivere senza infischiarsene degli ultimi.
La storia d’amore, resa in continui flash back, è toccante fino alle lacrime: la scena in cui i due fidanzatini fanno l’amore tra risatine e sghignazzi riassume la purezza assoluta del loro sentimento. Non tutti hanno la fortuna di sperimentare quel tipo di idillio. Era molto che al cinema non vedevo un uomo e una donna così innamorati, così incapaci di vivere l’uno senza l’altra. Tanto che quando lei viene a mancare, l’unica preoccupazione per lui è portare a termine la missione lasciata incompiuta, fino a morirne lui stesso.
Nel film la corruzione e la connivenza del governo locale è solo accennata: sicuramente questo è il prezzo pagato per il permesso di girare il film in Kenya dove la vicenda è ambientata.
Fernando Meirelles, reduce da City Of God, si destreggia molto molto bene nelle inquadrature, a scatti in alcuni momenti e maledettamente immobili in altri, delle baraccopoli della suburbia africana dove si respira la stessa aria disperata e senza domani delle favelas.
Un film a colori nel senso lato del termine: schermo saturo di rosso e marrone nel rappresentare l’Africa, grigio opprimente negli ambienti della diplomazia inglese, verde e blu quasi accecanti nelle scene di intimità tra due innamorati.
Consigliato caldamente.
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7:29 am |








