03. settembre 2008

E brava Giulia

kill bill vol.2 - rocket e budd

Giulia Blasi, quella di Sai tenere un segreto?, ha scritto una cosa su Quentin Tarantino:

Nessun regista come Quentin Tarantino tratta bene le donne. Non “bene” nel senso che le piedistalla e illumina o eleva o altro. “Bene” nel senso che solo nei suoi film – esagerati, cartoni animati, violenti e sgangherati – le donne sembrano esseri umani veri.

Condivisibili tutte le motivazioni elencate. Ne aggiungo un’altra: in molte delle sue produzioni sono presenti i topless bar, luogo dove notoriamente si mercifica il corpo della donna, ma Tarantino li usa come location dove umiliare i suoi personaggi maschili. Vedi Kill Bill Vol.2, Capitolo 7, dove Michael Madsen alias Budd viene invitato a pulire il pavimento dei cessi da Rocket, la socia del titolare, dopo che lo stesso titolare aveva infierito sull’ego del malcapitato: È questo che dici?! Di che cosa vuoi convincermi esattamente?! Che qui sei inutile quanto un buco del culo sul gomito?! Beh, sai una cosa, Budd? Io credo che tu sia proprio riuscito a convincermi!

22. febbraio 2008

Hollywood Bau – Dimmi cosa vedi

Hollywood Bau - Dimmi cosa vediHollywood Bau (Holly) dopo una fortunata carriera da pornostar, chiude con il suo passato e, con l’amica Alyson e il pinguino parlante Pepe, apre un motel situato in mezzo al deserto, il Morlako Resort. La morte violenta del fidanzato della sua migliore amica è il fattore scatenante di una implacabile furia vendicativa. Hollywood Bau torna ad essere una lottatrice indomabile, che non si placherà fino a che non sarà fatta vendetta.
Dimmi cosa vedi ha ambientazione cyberpunk alla Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K. Dick. In comune ha pure la controversa figura del predicatore/santone che mira ad aumentare il numero di adepti dei quali tenere sotto controllo la mente. Non si può sbagliare chiave di lettura se si considera che il nome della città dove è ambientata la vicenda è Etemenanki, è biblicamente il nome della famosa torre di Babele.
Riferimenti al futuro si contrappongono a riferimenti al passato, senza tralasciare il presente: tra le varie citazioni troviamo anche il prototipo di uno dei tanti pseudo vip, reduce dal reality L’isola dei formosi, e lo sfottò al tormentone trash della canzone a mi me gusta la gasolina – dame mas gasolina.
Questo piccolo grande libro (lo si legge in un’oretta) è una dichiarata exploitation: Russ Meyer incontra Quentin Tarantino, ebbe a dire lo stesso Francesco Tacconi nel presentare la sua opera. Donne belle e spietate assetate di vendetta, vedi la saga Kill Bill, coinvolte in situazioni ambigue e duelli splatter, vedi Up! di Meyers.
Humor nero, ottima grafica ironca ed erotica, esplorazioni del sacro, rappresentazioni critiche della realtà e testi mai banali fanno di Dimmi cosa vedi, un ottimo divertissement.
Disegni e storia di Mauro Marchesi, testi e storia di Francesco Tacconi. Entrambi veronesi e… lo dico con orgoglio.

22. ottobre 2007

Grindhouse – Planet Terror

Grindhouse - Planet TerrorLa locandina propone un dal regista di Sin City e C’era una volta in Messico. Da tirarci un riga sopra! Qui è indispensabile precisare: dal regista di Dal tramonto all’ alba.
Finalmente ecco il secondo episodio del progetto Grindhouse: se vi aspettate uno dei classici horror vi cadranno letteralemnte le palle come avviene a Quentino Tarantino in una delle sequenze finali del film. Questo, come Death Proof, è un prodotto destinato a diventare un cult perchè in modo molto onanistico, questo va detto, celebra se stesso e le passioni del suo creatore, però senza mai annoiare lo spettatore. Una chicca per tutte l’intermezzo con il finto trailer del film Machete, un action movie in salsa messicana in cui il prete che affianca il solito giustiziere, riprende l’arcinoto Dio perdona… Io no! del film diretto da Giuseppe Colizzi.
Un incipit che cita i triti e ritriti luoghi comuni: una fuga di gas altamente tossico trasforma gli abitanti di una cittadina Texana in zombie sickos assetati di sangue umano. Il gruppetto di supersti che lotta per sopravvivere offre una carellata di personaggi meravigliosi: la ballerina di lapdancer, Rose McGowan, in crisi di identità a cui viene amputata una gamba e la protesi che le viene applicata è una mitragliatrice, il gestore di un merdosissimo locale alla ricerca della salsa per barbecue perfetta, si conoscono altri componenti della famiglia del mitico sceriffo Earl McGraw, Michael Parks, la moglie malata che accudisce amorevolmente (salvo schernirla quando scoreggia), e la figlia, Marley Shelton, della quale non vuole più sapere nulla perché ha sposato un uomo, Josh Brolin, che lui odia.
Sfiorati anche i temi di attualità come guerre e handicap: Bruce Willis interpreta un soldato che per il suo paese ha fatto la festa a Bin Ladin e la ex go go dancer con una mitragliatrice al posto di una gamba conduce una vita sessuale normalissima.
Sicuramente a molti non piacerà ma dai posteri sarà rivalutato moltissimo.

23. luglio 2007

Quentin Tarantino e il cinema italiano, seconda puntata

Vanessa Ferlito e Quentin TarantinoQuentin Tarantino al festival di Cannes aveva espresso la sua delusione per il cinema italiano:

I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati

Nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista in cui aggiustava un po’ il tiro:

Mi dispiace, sono stato frainteso. Non conosco il cinema italiano di oggi, non si vede a Los Angeles, gli ultimi successi in sala sono Il postino e La vita è bella. Qualche titolo esce, ma non ha la risonanza che un tempo avevano i film italiani: colpivano, scandalizzavano, facevano storia. A Cannes ero a una tavola rotonda e un giornalista italiano ha detto “non è triste la situazione dell’industria italiana?”. “Sì, è triste”, ho risposto. Non volevo mancare di rispetto a nessuno, non ho visto gli ultimi film di Olmi e Bellocchio, non conosco l’ultimo Monicelli o Romanzo criminale, non posso giudicare il vostro cinema

Quentin, non occorre che aggiungi altro, ora non cercare di fare il piacione solo perchè sarai padrino della rassegna Western all’italiana in programma alla Mostra di Venezia. Capita a tutti di farla fuori dal vasino. Ma sono le pellicole che dimostrano se uno è bravo o no, non le chiacchiere. Ora andiamo ad ubriacarci, andiamo in quel posto dove c’è bella musica e Vanessa Ferlito (nella foto) fa la lap dance in hot pants. Così ne approfitto per dirti che secondo me nel finale di Grind House, un po’ di Faster, Pussycat! Kill! Kill! di Russ Meyer c’è! Le tre donne violente, la macchina fuoriserie, l’inseguimento. Non è così?

05. giugno 2007

Grindhouse – A prova di morte

Grindhouse - A prova di morteGrindhouse, titolo del film, deriva dal termine americano che serviva ad indicare i cinema che proiettavano film di tutti i generi d’exploitation, i B Movie anni 70.
Negli Usa questo film era un unico corpo con Planet Terror di Robert Rodriguez. E’ stato un mezzo flop e quindi per il mercato europeo si è optato per la scissione. Un po’ si potrebbe avvertire come menomazione questa decisione ma questo film è un omaggio alla subcultura anni 70 e quindi la trama è quasi marginale, perfino banale nella sua semplicità: c’è un maniaco omicida interpretato da Kurt Russel che scorrazza in giro a mettere sotto con la sua potente macchina avvenenti fanciulle.
Diciamolo subito: niente di nuovo. Tarantino ci ripropone solo in altra foggia quello che a lui piace di più: piedi e ombelichi (per la gioia di tutti i feticisti), lap dance, auto tamarrate, donne vestite da infermiere, donne vittime indifese e donne capaci di vendicarsi, sceriffi inetti con figli più inetti (il mitico Earl McGraw, Michael Parks, con il figlio, James Parks), musica da veri intenditori, continue citazioni a capolavori del cinema e a ciofecche del cinema.
Una colossale masturbazione dell’ego. Ma quanto è bella! Le protagoniste ascoltano l’ipod e mandano sms con il cell ma sembra di guardare un film degli anni settanta con tanto di graffi sulla pellicola, salti del nastro e audio fuori sincro. E poi i dialoghi! Superbi come sempre, scanditi da battute esilaranti e volgarità, più o meno latente.
Kurt Russell destinato, come a suo tempo John Travolta, a rivedere a rialzo le sue quotazioni.
Rosario Dawson e Rose McGowan non sono così belle come verrebbero farvi credere. Molto meglio Vanessa Ferlito e Sydney Tamiia Poitier.
Quentin Tarantino si ritaglia un breve cameo come barista: brividi quando parla del liquore che ha dato il nome ad un colore, sembrava sentirlo discutere sullo champagne crystal in Four Rooms.
Non per tutti.

29. maggio 2007

Il cinema italiano

Quentin Tarantino @ CannesQuentin Tarantino: il cinema italiano è deprimente

I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali.

Marco Bellocchio: Tarantino è un cafone

Tarantino non può dare lezioni. È un bravo regista, ma nel dire certe cose è anche un cafone che non capisce niente

Se c’è un film italiano, tra gli ultimi usciti, che possa essere accostato a qualche lavoro del maestro quello è Arrivederci amore, ciao, di Michele Soavi. Lo si potrebbe paragonare a Jackie Brown… Ma per il resto Quentin ha ragione.

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