15. febbraio 2007

Young (Busty) Frankenstein

Sheyla de AlmeidaLolo FerrariSheyla de Almeida (nella foto a sinistra), 27 anni, brasiliana, 14 interventi chirurgici affrontati, 2.4 litri di silicone nelle tette, due costole tolte.
Chiede 1 milione di dollari per girare un film porno. Un produttore l’ha già contattata, sembra che la cosa si farà.

A me torna in mente la storia di Lolo Ferrari (nella foto a destra), 22 operazioni di chirurgia plastica ed un seno di 130 cm. Morta nel 2000 a soli trent’anni per overdose da farmaci. Fiera del suo bagaglio ma in costante difficoltà: doveva fare sempre attenzione a dormire sul lato e non sulla schiena, per non farsi soffocare dal peso delle protesi, per gli spostamenti non poteva prendere l’aereo, nelle esibizioni dal vivo il suo equilibrio era sempre precario e più di una volta è caduta dal palco.

Qualcuno dovrebbe avvisare Miss Tette Rifatte Brazil che i fenomeni da baraccone hanno vita breve, che i Frankenstein vengono messi da parte in fretta e furia non appena salta fuori una nuova attrazione più mostruosa.
Con molta probabilità appena qualcuna (poveretta!!!) raggiungerà un nuovo record di silicone in corpo, di lei non si curerà più nessuno.
Senza escludere che quel produttore potrebbe, prima o poi, fare due conti: anzichè pagare quasi 417 mila dollari al litro per affittare il silicone di una sola donna, ne potrebbe avere cento di ragazze, anche molto più carine (siamo in Brasile o no?), disposte a girare un film porno dividendosi quella somma.

Tuttavia Sheyla de Almeida si è detta entusiasta del copione che le hanno proposto, perchè ha un trama valida e non solo scene di sesso. Me li vedo io, quelli che al video noleggio sceglieranno un ipotetico film con lei come protagonista, per la trama?… Non per la curiosità di constatare le possibilità cinetiche dei due enormi air bag? Cosa cappero puoi fare con un ingombro del genere?

11. settembre 2006

Il rovescio della medaglia

Anal ShowdownJon Dough, quarantaquattro anni, si è tolto la vita lasciando una moglie e una bambina di quattro anni. Jon Dough era un’ attore porno. Di per sè ogni suicidio stimola riflessioni e lascia questioni irrisolte, ma c’ è una coincidenza che mi ha indotto alcune considerazioni. Ho guardato un porno, per l’ ultima volta, quasi un anno fa. Il film era Anal Showdown e uno dei protagonisti era appunto Jon Dough. Lo scelsi al videonoleggio tra centinaia di altri titoli per curisosità: Katja Kassin e Lauren Phoenix, le due protagoniste, si affrontavano in una sorta di duello di tre round. Si contendevano il titolo di Anal Queen, alla stregua di due pugili, sfidandosi in una scena di sesso solitario, una scena lesbo e una scena con doppia penetrazione, e la vincitrice veniva decretata da una votazione popolare sul sito web del regista. Non ricordo chi vinse. Però Katja Kassin per quel film ha pure vinto l’ edizione 2006 degli AVN Award (i golden globe del porno) nella categoria Best Solo Sex Scene.
Un po’ mi inquieta il fatto che l’ ennesimo suicida del porno biz sia uno degli ultimi che ho visto in azione. Penso che davanti alla morte siamo tutti uguali e ogni suicidio lascia sempre degli interrogativi, sia che a suicidarsi sia il tuo fornaio di fiducia, o il miliardario più odioso, o uno che per lavoro si sbatte donne che la maggior parte degli uomini può solo sognare. Però se vi state chiedendo perché mai uno che si scopa le donne più belle del mondo si debba suicidare ci sono cose che non immaginate neppure e che dovete assolutamente sapere. Per ogni Rocco Siffredi o Eva Henger che richiamano folle come se fossero rockstar, richiesti dalle case di produzione più blasonate, serviti e riveriti, ci sono migliaia di uomini e donne che vengono considerati solo delle macchine, bestie da macello, che sono trattati dall’ industria del porno come dei corpi inanimati da usare per produrre pellicole di media scarsa qualità (le più diffuse). Costretti a subire incredibili violenze e alienazioni. Vi vorrei proporre una lettura forte, un’ inchiesta di Isabelle Sorente, sul mondo del porno. Credo che dopo, il suicidio di Jon Dough non sembrerà più così inspiegabile. Questo business, come tutti gli altri, troppo spesso calpesta la dignità delle persone. Quelle di cui nessuno conosce il nome, quelle che il più delle volte non compaiono nemmeno nei titoli di coda. E se solo vi azzardate a pensare che nessuno di loro è obbligato a fare l’ attore porno sappiate che la maggior parte di quelli che lavora nel settore è vittima di antichi traumi dovuti a violenze, stupri e incesti. Le persone non sono oggetti, dovremmo convincerci di questo. Mentre un certo tipo di pornografia, diciamo pure quasi tutta la pornografia, tende a far credere il contrario.

19. settembre 2005

L’ incoerenza di Eva Henger

Prologo: il 13 settembre Maxxx di DeltaDiVenere annuncia le ultime novità del Mi-sex:

EVA HENGER Domenica 18 settembre, nell’ Hard Academy Theatre presenzierà alla visione delle Sexy Papere, incontrerà i propri fans e firmerà autografi: l’unica e l’ ultima fiera erotica nella quale potrà capitare di incontrarla

Sul forum superzeta si mormora che sarà Eva a presentare Sexy Papere – le “paperissime” dell’ hard.

La smentita: il 16 settembre il comunicato stampa di Riccardo Schicchi:

La signora Eva Henger che aveva promesso di intervenire a Mi-Sex Elite in qualità di ospite e senza prodursi in alcuno spettacolo erotico PER NON TRADIRE I BAMBINI DI PAPERISSIMA NON INTERVERRA’ ALLA MANIFESTAZIONE

Epilogo: il 17 settembre Eva Henger denuncia Riccardo Schicchi e il Mi-Sex. La showgirl:

Non ho mai garantito un mio intervento alla manifestazione. E per favore non chiamatemi più pornostar

(fonte Adnkrons)

Eva Henger

Che tristezza vedere gente che sputa nel piatto in cui ha mangiato fino a poco prima. Ma non era lei che in giugno aveva promesso uno strip per la promozione del Toro?