02. ottobre 2008

Saluti dal tuo night club di fiducia

Sabrina Ferilli mentre domostra come l'esibizionismo della stripteuse è contrario alla sua personalitàChe a nessuno venga in mente di considerare corrispondente alla realtà quanto visto in Anna e i Cinque! Palese l’anacronismo del personaggio à la Mary Poppins della Garbatella interpretato da Sabrina Ferilli: il costumista sicuramente era in trip quando ha concepito l’idea di riproporre il vestito di scena della governante come l’aveva pensato Walt Disney quarant’anni fa. Ma, inoltre, non deve passare in secondo piano la mistificazione operata nei confronti dei night club.
In Italia, vengono solitamente definiti night club quei locali dove normalmente entrano quasi esclusivamente i maschi maggiorenni per assistere agli strip e alla lap dance.
Invece gli show per adulti del “Chicago”, il locale dove è ambientata la vicenda della miniserie in onda in questi giorni su Canale 5, sono un incrocio edulcorato tra le performance offerte al Crazy Horse Paris e gli spettacoli più scollacciati del Bagaglino al Salone Margherita. Distante anni luce da quello che succede veramente in quel tipo di locali.
Lo squallore, la tristezza e la puzza che regnano tra quelle mura, per quel che mi riguarda, solo in Gomorra di Matteo Garrone e in Arrivederci amore, ciao di Michele Soavi li ho rivisti. Altro che ambiente raffinato, avventori distinti e referenziati. Altro che sensualità tutta nei movimenti, nelle allusioni. E se qualcuno volesse fare un salto in qualche night club sparso per l’italico suolo, noterà senz’altro, che la musica suonata in quei posti è dannatamente cialtrona e colpevolmente indietro di un anno o due rispetto il locali da ballo tradizionali.

Nella foto: Sabrina Ferilli mentre dimostra come l’esibizionismo della “stripteuse” da lei interpretata è contrario alla sua personalità.

29. maggio 2007

Il cinema italiano

Quentin Tarantino @ CannesQuentin Tarantino: il cinema italiano è deprimente

I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali.

Marco Bellocchio: Tarantino è un cafone

Tarantino non può dare lezioni. È un bravo regista, ma nel dire certe cose è anche un cafone che non capisce niente

Se c’è un film italiano, tra gli ultimi usciti, che possa essere accostato a qualche lavoro del maestro quello è Arrivederci amore, ciao, di Michele Soavi. Lo si potrebbe paragonare a Jackie Brown… Ma per il resto Quentin ha ragione.

21. gennaio 2007

Arrivederci amore, ciao

Arrivederci amore, ciao

Ho visto Arrivederci amore, ciao e ne sono molto soddisfatto: la figura di criminale che avevo raccontato c’è, così come c’è la storia di una parte della mia generazione che ha fatto delle cose orrende ed era giusto dirlo. E ho trovato Anedda, il poliziotto corrotto interpretato da uno straordinario Placido, Flora, l’unica donna che almeno psicologicamente resiste a Giorgio, portata sullo schermo da Isabella Ferrari, così come sono veri i rapporti tra le diverse figure di delinquenti, su cui troneggia il Giorgio Pellegrini, alias Alessio Boni.

Questo è il commento di Massimo Carlotto, l’autore dell’omonimo libro da cui è stato tratto il film.

Per quel che mi riguarda ho fatto pace con il regista Michele Soavi: aveva perso tutto il mio rispetto dopo quel tristo tentativo (Dellamorte Dellamore) di portare sul grande schermo il Dyland Dog di Tiziano Sclavi. Si riscatta in questa pellicola che sembra una metafora della società moderna: alla fine i cattivi sono quelli che se la passano meglio (vedi Match Point di Woody Allen).
Isabella Ferrari veste il ruolo dell’agnello sacrificale. Riluce di un sensualissimo fascino la dignità con cui sceglie di aiutare il marito offrendo letteralemte il proprio corpo.
Il personaggio rappresentato da Alessio Boni racconta talmente tante balle da risultare nauseante e si finisce per detestare perfino il suo tentativo di riscatto.
La colonna sonora è strepitosa, a partire dal successo di Caterina Caselli, passando da Aqualung (Jethro Tull), La notte (Adamo), Shout (Tears for Fears), She drives me crazy (Fine Young Cannibals), per finire con Smoke on the water (Deep Purple) che accompagna una delle scene clou.

Trovo molto poetico e al contempo malinconico il ritratto dei locali di lap dance, squallidi per quanto ben arredati con accessori di pregevole design. Abitati da persone tristi, nonostante popolino il tempio del divertimento trasgressivo. Il proprietario rivolto al buttafuori: Sorveglia la ballerina brasiliana: stanotte a tentato di tagliarsi le vene.