Fate quello che dico, non fate quello che faccio
Qualche giorno fa con l’amico PSV si discuteva sulle peculiarità e il curioso impegno sociale/politico di alcuni che si ergono a telepredicatori (leggi: Jovanotti).
Mi è tornata in mente una cosa che ho letto un po’ di tempo fa, scritta dai Subsonica.
Di sinistra? (qualcuno in bacheca domandava se…)
Si, di quella sinistra che non si nutre solo di simboli ma che rispetta l’identita e la necessità di sentirsi parte, possibilmente da una parte che non gioca a confondersi con l’altra pur di non scontentare nessuno.
A sostegno di quella sinistra che agisce anche in territori dove non ci sono obiettivi e telecamere, anzi dove non ci sarebbe proprio nulla e dove tra molte difficoltà si tentano esperienze di libertà e di dignità, nelle quali la musica gioca un ruolo fondamentale.
Lontano dalla sinistra di chi invece gioca “a chi ce l’ha più militante” fino a soffocarsi di chiacchiere.
Di sinistra anche quando la sinistra ha il coraggio di guardare la realtà e non solo lo spettro dell’ideologia. Ciò che regna tra sognanti pagine di teoria dove vengono proclamati imminenti paradisi troppo spesso ha creato le condizioni, per i più infernali incubi.
Di sinistra quando è chiaro che la vita di chi in Italia ha combattto il fascismo è stata sacrificata perché le armi nel futuro, per probematico e diperato che fosse, potessero finalmente tacere
Di sinistra comunque, spesso alla ricerca di una precisa collocazione, ma da quella parte senza alcun dubbio.
E dalla parte sopratutto di chi non mercanteggia la propria lucidità e intelligenza, ipotecandola per logiche di potere.
Di quella sinistra lì, da qualche parte.
Ognuno interpreti come vuole, dal mio punto di vista solo chi agisce senza sbandierare è degno di stima.
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9:24 am |
Non ho mai avuto un debole per Syria, però il suo viso acqua e sapone e la sua simpatia romana… a volte mi pareva di riuscire a desiderarla fisicamente.







