12. agosto 2008

La saga di Batman – Capitolo “Il cavaliere oscuro”

The Dark KnightSei sono i film che hanno narrato, negli ultimi vent’anni, le vicende dell’uomo pipistrello che ha il compito di difendere Gotham City. Tre i registi che si sono cimentati: Tim Burton, Joel Schumacher, Christopher Nolan. A ben guardare quelli di cui si poteva benissimo fare a meno sono i due realizzati da Joel Schumacher, Batman & Robin e Batman forever, i quali si possono definire soltanto come paccottiglia pubblicitaria usata come pretesto per alimentare il merchandising. Brutti come brutte erano le canzoni delle rispettive colonne sonore, composte per l’occasione da Smashing Pumpkins e U2.
Diversamente Tim Burton e Christopher Nolan, visionari e indagatori della psiche umana, sono riusciti a dare al personaggio nato dal fumetto un’anima.
Anche nel nuovo episodio Il cavaliere oscuro il regista Christopher Nolan affronta la vicenda in modo filosofico partendo dai due assunti già dimostrati in Batman Begins: anche i Buoni non sono mai completamente buoni e pur vincendo si perde qualcosa.
Molti si sono scagliati contro il doppiaggio italiano: non sembra così scandaloso. In fin dei conti il dandy Christian Bale è doppiato da Claudio Santamaria, famoso per aver dato voce e corpo al biopic dedicato a Rino Gaetano, mica l’ultimo arrivato. Il Joker di Heath Ledger in italiano ha la voce di Adriano Giannini, che in più di un’occasione ricorda, senza farlo rimpiangere, il Joker interpretato da Jack Nicholson, doppiato dal padre Giancarlo, che abbiamo visto nel primo episodio girato da Tim Burton.
Felice la decisione di affidare a Maggie Gyllenhaal la parte che fu della insipida Katie Holmes. Aaron Eckhart con quella faccia di bronzo che c’ha è uno spettacolo nella parte di Harvey Dent/Due Facce.
In somma, un buon film.

08. aprile 2006

I segreti di Brokeback Mountain

Brokeback Mountain L’ amore è prima di tutto amore, prima che omo o etero. Quel tipo di AMORE che diventa indispensabile come l’ ossigeno, che però paghi con fiumi di lacrime e montagne di sofferenza, non può essere definito in generi. Questo è il messaggio che passa il film di Ang Lee.
Ma in una vena più disperata che malinconica il regista ripropone anche il connubio eros e thanatos: Jack (Jake Gyllenhall) osa vivere il suo sogno e trova la morte per mano della società ottusa e violenta, mentre Ennis (Heath Ledger) non trova il coraggio per scrollarsi di dosso i pregiudizi della gente e finisce per morire “dentro” un po’ un ogni giorno, autodestinandosi un futuro di rimpianti e rimorsi. Distrutto dalle sue scelte e dal suo dolore.
Fotografia, tempi e silenzi sono dei veri capolavori, del resto questo ci si aspettava da Ang Lee dopo La tigre e il dragone.
Jake Gyllenhall e Heath Ledger, pur sembrando due modelli di una pubblicità di un qualsiasi denim jeans, sono dei grandi interpreti e riescono a dare credibilità alla storia tanto che la stereotipata rozza virilità dei cowboy si sgretola man mano ma senza mai scadere nei classici luoghi comuni gay.
La tanto chiacchierata scena di sesso ha turbato anche me. Per l’ improvvisa passione, per la giustificata violenza.
Ti stringono il cuore altre due scene, entrambe all’ interno di un saluto: alla fine del soggiorno a Brokeback Mountain senza sapere se si potranno rivedere, Jack si allontana mentre Ennis si piega vinto da dei conati di vomito, poi quella in cui Ennis saputo della morte di Jack ottiene dai suoi genitori di tenere un ricordo e nella camera di Jack ritrova le loro camice impregnate di sangue.
Ma merita di essere citata anche la faccia di Jack, roso dalla voglia di spiare Ennis mentre fa il bagno nudo fuori fuoco.