Matteo B.Bianchi, Generation of Love
Matteo B.Bianchi è un figo. Lo dico con tutta l’ammirazione di cui sono capace. Perchè è uno che ha provato a cimentarsi in mille cose e gli sono riuscite tutte bene. Lo seguo da sempre a dISPENSER su Radio2 e c’è perderci le ore a curiosare nel suo blog o nella sua webzine ‘tina. Senza contare che non ho mai perso una puntata di Very Victoria, su MTV, di cui lui è co-autore.
Però non avevo mai letto niente di suo e il suo primo romanzo autobiografico Generation of love, del 1999, mi ha fatto capire quanto ho fatto male in tutto questo tempo a trascurare le sue pubblicazioni cartacee.
Ci sono quelli che hanno avuto il ‘68, Woodstock, la rivoluzione sessuale, gli anni di piombo, il post-comunismo.
La mia generazione ha avuto Wanna Marchi.
Fin da quando ho raggiunto l’età della ragione, ho sentito ripetermi dal televisore che eravamo grassi, lardosi, brutti, che facevamo schifo. Ma che bastavano duecentomilaaaa lire e tutto si sarebbe risolto.
Io crescevo, Wanna denunciava la decadenza fisica e metafisica del mondo, e io la capivo. Tutta la mia generazione la capiva.
Lei gridava: “D’accordooo?”
E noi, evidentemente, lo eravamo…
Il ragazzo ha lavorato nel campo della pubblicità e si sente. Scrive liscio ma ti sorprende piazzando le frasi fatte e luoghi comuni dell’immaginario pubblicitario in contesti che mai ti saresti aspettato.
Il titolo del libro è preso a prestito da una canzone di Boy George, pure tutti i capitoli sono aperti da una citazione di qualche canzone, come a comporre una colonna sonora, di cui nell’appendice lo stesso Matteo B.Bianchi rende conto spiegando i motivi della scelta. Featuring Giuni Russo, Heather Parisi, Pet Shop Boys, New Order, Franco Battiato, Massive Attack e molti altri…
Bravo. Bravo. Bravo.
E la prossima cosa sua che leggerò sarà La cosa più bella di Firenze è McDonald’s, una raccolta di aforismi di Andy Warhol scelti e tradotti da Matteo B. Bianchi.
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1:59 pm |








