01. marzo 2008

Dream House – Gregory Crewdson

Si chiude domani la mostra retrospettiva dedicata al fotografo newyorkese Gregory Crewdson.
Un appuntamento straordinario sia perché l’esposizione comprendeva l’intera produzione dell’artista americano sia perché era l’unica tappa italiana.
Purtroppo la perderò perché non sono riuscito ad organizzare un week end per andare a
Roma. (A meno che non vada a Praga dove sarà esposta a maggio…)

La serie di Gregory Crewdson che preferisco si intitola Dream House.

Dream House - Gregory Crewdson

Immagini che sondano la dimensione onirica delle paure e delle nevrosi. Stage che sembrano set di film tanto che i soggetti di alcune foto sono attori molto espressivi come William H. Macy e Julianne Moore. Uso crepuscolare dei colori e delle luci. Testimonianze di una sorta di lessico famigliare. Richiami a Steven Spielberg e David Lynch.
Chi abita da quelle parti può ancora vederla.
A me rimane il rimpianto.

Due gallerie: uno, due.

23. gennaio 2008

Naomi Watts, la sua bellezza è la sua bravura

Naomi WattsSe qualcuno non se ne fosse accorto Naomi Watts non è più l’amica sfigata di Nicole Kidman. Ha dimostrato in più di un’occasione di saper recitare.
Quest’anno compie 40 anni e di diritto rientra così nella categoria MILF, ma il suo aspetto delicato e gentile non rappresenta l’unico pilastro su cui si basa il suo estro recitativo. All’occorrenza sa fare, comunque, molto bene gli occhi da cerbiatta: in Mulholland Dr. di David Lynch ha reso la famosa scena del bacio lesbo con Laura Harring, il manifesto della sensualità e della tenerezza allo stesso tempo.
Però credo che il meglio di sé, Naomi Watts riesce a darlo quando si deve confrontare con ruoli davvero drammatici, personaggi dove la sofferenza riduce l’essere figa ad un inutile orpello.
Una delle scene più toccanti realizzate dall’attrice anglo australiana è sicuramente quella contenuta in 21 grammi di Alejandro González Iñárritu. Naomi interpreta Cristina, la madre di due figlie morte insieme al marito in un incidente stradale provocato da un ubriaco al volante. Sean Penn è Paul, un malato affetto da una gravissima cardiopatia, che però riceve una nuova vita grazie al trapiantato del cuore prelevato dal marito. I due iniziano a frequentarsi.

Paul Rivers: Take it easy.
Cristina Peck: Take it easy? My husband and my little girls are dead, and I’m supposed to take it fucking easy? I can’t just go on with my life! I am paralyzed here! I am a fucking amputee! Do you see that? Who are you? You owe it to Michael. No, you’ve got his heart. You’re in house fucking his wife! And sitting in his chair! We have to kill him!
Paul Rivers: Not like this.
Cristina Peck: Then how? Tell me how! Katie died with red shoelaces on. She hated red shoelaces. And she kept asking me to get her some blue ones. And I never got her the blue ones. She was wearing those fucking red shoelaces when she was killed!

Lo sgomento mi pervade anche adesso se ripenso al dolore negli occhi di Naomi Watts mentre pronuncia quelle parole durissime.
Non si può non citare King Kong, edizione 2005, di Peter Jackson, dove Naomi Watts si deve misurare con le interpretazioni di Fay Wray nel ‘33 e Jessica Lange nel ‘76. Lo fa con grande maestria, quasi innamorandosi del gorillone, come se si trattasse dalla fiaba Beauty and the Best.
Recentemente ho visto Naomi Watts in altri due film: Il velo dipinto di John Curran, al fianco di Edward Norton, e La promessa dell’assassino di David Cronenberg, con Viggo Mortensen.
Due film imperdibili, in cui i personaggi interpretati dalla nostra bionda hanno come denominatore il sacrificio e la maternità. In entrambi Naomi si trova a lottare: contro un’epidemia di colera in uno, contro la mafia russa in un altro. E’ sconvolgente la forza che traspare dalla sua recitazione in entrambi gli episodi.
Insomma, fosse dipeso da me, Golden Globe e Oscar 2008 sarebbero spettati indiscutibilmente a lei, per il fim di Cronenberg. Invece non è stata nemmeno nominata.

04. gennaio 2008

Milano: i due David, Vivienne e tutto il resto

Milano dicembre 2007

Mancavo da Milano, la città che mi ha fornito la cultura universitaria, da diversi anni.
Alcuni giorni fa, però, la rimpatriata.
Ho riconosciuto la stazione di Milano Centrale dall’odore di piscio perchè tutta inscatolata com’è, per via del cantiere, nessun riferimento visivo sarebbe stato possibile. Soltanto l’odore acre è lo stesso. Invece altre cose, in giro per la città, sono cambiate: FNM ha rinnovato le sue stazioni e il parco mezzi; hanno tolto l’orologio con la scritta Technics, caffè Kimbo, Toshiba, Candy dal palazzo di fronte al duomo; l’AMT ha allungato praticamente ovunque i tratti della metropolitana, alcuni convogli della linea 1, che erano i più indecenti, ora sono nuovi, nelle stazioni hanno installato le pubblicità videoproiettate con tanto di commento sonoro e nelle indicazioni, vicino alla scritta in bianco, hanno aggiunto una scritta in giallo che localizza i punti d’interesse culturale. Anche sui tram e gli autobus funzionano i biglietti magnetici.

Lo scopo del mio viaggio, ovviamente, non era testare l’efficienza del trasporto pubblico milanese, ma il desiderio incontenibile di visitare le mostre di Palazzo Reale e della Triennale. Leggi tutto il post …