I segreti di Brokeback Mountain
L’ amore è prima di tutto amore, prima che omo o etero. Quel tipo di AMORE che diventa indispensabile come l’ ossigeno, che però paghi con fiumi di lacrime e montagne di sofferenza, non può essere definito in generi. Questo è il messaggio che passa il film di Ang Lee.
Ma in una vena più disperata che malinconica il regista ripropone anche il connubio eros e thanatos: Jack (Jake Gyllenhall) osa vivere il suo sogno e trova la morte per mano della società ottusa e violenta, mentre Ennis (Heath Ledger) non trova il coraggio per scrollarsi di dosso i pregiudizi della gente e finisce per morire “dentro” un po’ un ogni giorno, autodestinandosi un futuro di rimpianti e rimorsi. Distrutto dalle sue scelte e dal suo dolore.
Fotografia, tempi e silenzi sono dei veri capolavori, del resto questo ci si aspettava da Ang Lee dopo La tigre e il dragone.
Jake Gyllenhall e Heath Ledger, pur sembrando due modelli di una pubblicità di un qualsiasi denim jeans, sono dei grandi interpreti e riescono a dare credibilità alla storia tanto che la stereotipata rozza virilità dei cowboy si sgretola man mano ma senza mai scadere nei classici luoghi comuni gay.
La tanto chiacchierata scena di sesso ha turbato anche me. Per l’ improvvisa passione, per la giustificata violenza.
Ti stringono il cuore altre due scene, entrambe all’ interno di un saluto: alla fine del soggiorno a Brokeback Mountain senza sapere se si potranno rivedere, Jack si allontana mentre Ennis si piega vinto da dei conati di vomito, poi quella in cui Ennis saputo della morte di Jack ottiene dai suoi genitori di tenere un ricordo e nella camera di Jack ritrova le loro camice impregnate di sangue.
Ma merita di essere citata anche la faccia di Jack, roso dalla voglia di spiare Ennis mentre fa il bagno nudo fuori fuoco.
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