Questo blog compie 3 anni.
L’età giusta per essere iscritto alla scuola materna. Essendo però cresciuto in mezzo ad amorevoli madri, con grandi sorrisi e grandi seni preferisce formarsi qui, una sorta di scuola di Barbiana (mi perdoni don Milani) del web. Qui dove si spazia tra mille argomenti, nell’anarchia più totale.
Oggi si festeggia la ricorrenza alla grande: l’intervista esclusiva al fotografo di fama mondiale Hikari Kesho, nei giorni scorsi special guest al Bizzaro Film Festival, è il regalo al mio blog. Non proprio roba da bambini, questa.
Nutro una profonda ammirazione per i suoi scatti, infatti in essi ritrovo caratteristiche comuni ad alcuni dei miei miti, Tony Ward e Nobuyoshi Araki.
La mia ammirazione per lui si estende anche in un territorio dove per altri è impossibile addentrarsi: i calendari, per i quali provo anche un odio viscerale. Interpretati da fanciulle che, non avendo nessun talento da sfruttare, saturano il mercato e impoveriscono l’arte fotografica con cumuli di carta patinata raffigurante i loro culi e tette, che danno loro un guadagno immediato e una notorietà non più duratura di un mese. Calendari tutti uguali, tutti vessilli del qualunquismo che permea ormai anche il mondo della fotografia.
Hikari Kesho, che ha firmato il calendario del 2000 di Selen, a mio parere, ha prodotto un’opera che si staglia come una torre sul piattume delle centinaia di prodotti simili, dove l’unica ricerca stilistica è quella della location più esotica o stravagante.
Richie: Come nascono le tue l’ispirazioni? Nascono da una fantasia che hai dentro oppure da qualcosa che vedi?
Hikari Kesho: Le due cose sono un po’ legate tra loro: nascono sicuramente da mie fantasie, da emozioni e sensazioni che provo, ma queste spesso sono generate dagli occhi: da ciò che vedo, che osservo, dalle immagini che mi circondano.
Richie: Come scegli le modelle? Hai dei criteri particolari? Plasmi tu la posa o spingi le tue modelle a metterci qualcosa di loro?
Hikari Kesho: Le caratteristiche fisiche mi interessano relativamente, oddio, se sono un po’ sciolte nei movimenti mi facilitano il compito!
Ma molto più importante è capire se sono sulla mia lunghezza d’onda, se c’è feeling emotivo, solo così le immagini potranno esprimere quello che desidero e a questo punto devo solo “indirizzare” la modella nella posa voluta, poi lei stessa, entrando nello spirito giusto, farà il resto.
Richie: Come è stato lavorare con Selen per il calendario: è stata lei a cercarti o l’incontro è stato casuale? Aveva qualche idea oppure si è affidata completamente alle tue invenzioni?
Hikari Kesho: Lavorare con Selen è stata una bellissima esperienza, lei è una donna meravigliosa, e non mi riferisco solo all’aspetto fisico…
L’ho conosciuta perché ero stato contattato per la realizzazione di un libro fotografico dove lei era l’attrice principale. In seguito lei mi ha voluto per la realizzaione del suo calendario e si è totalmente affidata a me per l’art direction… ne è nato un rapporto di amicizia.
Richie: Come lavori: macchina analogica o digitale? Ti ritieni soddifatto degli scatti così come sono o c’è molta post produzione dietro?
Hikari Kesho: Sono uno dei pionieri della fotografia digitale applicata alla moda indossata, nel ‘98 la rivista PHOTO mi ha dedicato al riguardo un articolo. La post produzione ormai c’è sempre, su tutto ciò che vediamo pubblicato, io cerco di ridurla al minimo, di mantenere il più possibile il contatto con la realtà.
Richie: Che musica ascolti? Quali film hai visto di recente?
Hikari Kesho: Sulla musica preferisco soprassedere… nel senso che adoro la musica, e ascolto qualsiasi genere e intendo proprio qualsiasi…dalla lirica all’heavy metal al… coro degli alpini, non è un fatto di musica, ma di stati d’animo: ognuno ha le sue note preferite…
Anche il cinema adoro, con preferenza ai bianchi e neri degli anni ‘40.
Unica esclusione gli horror, non sono nelle mie corde, non mi appartengono.
Come avrai capito, sono abbastanza eclettico, sono tutto e… il contrario
di tutto!