Amore e Psiche nelle Metamorfosi di Apuleio
C’erano una volta un re ed una regina che avevano un figlia bellissima di nome Psiche. Lei era così bella che gli abitanti del regno le tributavano onori come se fosse una dea.
La cosa dava parecchio fastidio alla dea Venere perché quegli onori spettavano a lei, così invia suo figlio Amore, con l’intento di punire Psiche facendola innamorare dell’uomo più brutto e avaro della terra. Ma Amore, al solo vedere Psiche, rimane estasiato dalla sua bellezza. Se ne innamora perdutamente. Amore disobbedisce agli ordini della madre e la fa portare di nascosto, nel suo palazzo. Ogni notte Amore torna da Psiche e al buio, in modo che lei non possa capire chi è veramente lui, si amano con rovente passione. Una passione così intensa, che mai nessuno sulla terra ha potuto sperimentare, al solo costo di un piccolo segreto.
Ma una notte Psiche decide di scoprire chi è il suo focoso amante. Sfortunatamente una goccia dell’olio bollente della lanterna, che aveva acceso, cade sul corpo di Amore addormentato. Amore si sveglia, l’incantesimo è rotto. Psiche dovrà subire l’abbandono di Amore e le ire di Venere che si vendicherà costringendola in schiavitù e affidandole compiti disumani.
Solo il possente Giove, mosso a compassione dalle pene amorose di Amore, permetterà che Psiche diventi a sua volta una dea, bevendo l’ambrosia, in modo da poter sposare Amore.
E vissero per sempre felici e contenti.
Una delle più belle fiabe sull’amore scritte negli ultimi duemila anni. Mi colpì così tanto che una vita fa ne scrissi pure un breve compendio: Amore e Psiche nelle Metamorfosi di Apuleio.
Fotografia: Jeff Koons, Ilona on Top (Rosa background), 1990. Private collection, Galerie Max Hetzler, Berlin
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