30. maggio 2008

Lussuria – Seduzione e tradimento

Lussuria - Seduzione e tradimentoCome spesso capita nella traduzione dei titoli, anche Lussuria, probabilmente è stato scelto per invogliare il voyeurismo dello spettatore. Nulla di più sbagliato, perché la prima scena erotica esplode dopo oltre un’ora dall’inizio di questo lungo e particolarissimo film.
Una meravigliosa Marlene Dietrich canta Do you something to me di Cole Porter proprio all’inizio di questo spy-thriller-storico, ambientato negli anni ’40, durante la seconda guerra mondiale fra Hong Kong e a Shanghai dove una giovane affascinante aspirante attrice, abbraccia la lotta armata clandestina e decide di sacrificare la sua verginità cercando di sedurre un sadico, cattivissimo traditore che collabora con i giapponesi.
La giovane donna riuscirà nell’intento di sedurre il cinico potente uomo, ma proprio qui si cela l’inaspettata sorpresa: la ragazza, inesperta d’amore viene travolta dallo sfrenato, violento erotismo che le fa raggiungere inimmaginabili vette di piacere. D’altra parte, lui, rimane incantato dall’innocenza e inesperienza di lei. E la passione esplode, fino all’epilogo drammatico e toccante. Film complesso, ma curato nei dettagli e nella psicologia dei vari personaggi.
La suspence emozionale, di cui Ang Lee è maestro, cattura fino a fare dimenticare il tempo che passa (due ore e mezza).
Cast assolutamente all’altezza: il musone di Tony Leung ben si amalgama con la perfidia del suo personaggio. Standing ovation per la giovane Wei Tang: una bella scoperta. Le auguriamo un futuro ricco di soddisfazioni.
Lussuria fornisce un’ulteriore conferma del formidabile senso estetico del regista taiwanese: lascia senza fiato la sequenza girata nel Cafè dove la giovane si profuma prima dell’incontro amoroso, indicibile sensualità. Una raffinata e lenta ripresa al tavolo da gioco di alcune signore cinesi ricorda Wong Kar-wai, per l’eleganza e l’accuratezza dei dettagli.

21. agosto 2007

Seven Swords

Seven SwordsQualche anno fa Ang Lee si portò a casa quattro premi Oscar con La tigre e il dragone, un film che attinge dalla tradizione popolare cinese dello wuxia. Cavalcarono l’onda di quel successo i passabili Hero e La foresta dei pugnali volanti, entrambi del regista Zhang Yimou. Nel 2005 uscì nelle sale Seven Swords, del cinese (emigrato poi ad Hong Kong) Tsui Hark,  che però si rivelò concettualmente lontano dai predecessori. Se i guerrieri di Ang LeeZhang Yimou si producono in evoluzioni impossibili,  con un balzo saltano sui tetti, con due balzi rimangono sospesi per in aria per interi minuti, in Seven Swords si è votato tutto al realismo. I combattimenti sono reali, con tanto di arti e teste mozzate, e pure gli amori, dannatamente tormentati in tutti i quattro film, in Seven Swords scendono in un piano molto più fisico, con una spruzzatina di morbosa passione. La vicenda è ambientata nella Cina del 1660, dopo l’ascesa al trono di una nuova dinastia che per sedare le insurrezioni nazionalistiche mette al bando e punisce chiunque pratichi le arti marziali. Uno degli ufficiali dell’esercito imperiale, il crudele Vento di Fuoco, fa decapitare anche donne e bambini pur di riscuotere 300 pezzi d’argento a testa, sterminando così interi villaggi. Interverranno a fermare la carneficina sette guerrieri, che combattono per i poveri e i derelitti, armati di spade speciali, forgiate per esaltare le personalità e le caratteristiche di ognuno. L’omaggio a I sette samurai di Akira KurosawaI magnifici sette di John Sturges è palese anche se il soggetto del film è tratto dal romanzo di Liang Yu-Shen. Girato nella regione dello Xinjiang, ai confini con la  Mongolia, Seven Swords non ha nulla da invidiare al tripudio di colori vivacissimi delle pellicole di Ang LeeZhang Yimou.
Il merito del regista Tsui Hark è quello di aver finalmente abbandonato le puttanate kungfueggianti alla Jean-Claude Van Damme e di aver dato consistenza di carne pulsante alle passioni raccontate, sia da Lee che Yimou, solo con sospiri e incroci di sguardi. La scena in cui Vento di Fuoco prende la sua schiava Perla Verde mentre questa, affamatissima da un lungo viaggio, si avventa su una tavola imbandita, è girata con estrema maestria ed è l’emblema di come la fame di certe passioni non si placa solo con gli sguardi.
Menzione d’onore anche per i doppiatori Roberto Pedicini, la sua parte non era per niente facile, e Pino Insegno.

08. aprile 2006

I segreti di Brokeback Mountain

Brokeback Mountain L’ amore è prima di tutto amore, prima che omo o etero. Quel tipo di AMORE che diventa indispensabile come l’ ossigeno, che però paghi con fiumi di lacrime e montagne di sofferenza, non può essere definito in generi. Questo è il messaggio che passa il film di Ang Lee.
Ma in una vena più disperata che malinconica il regista ripropone anche il connubio eros e thanatos: Jack (Jake Gyllenhall) osa vivere il suo sogno e trova la morte per mano della società ottusa e violenta, mentre Ennis (Heath Ledger) non trova il coraggio per scrollarsi di dosso i pregiudizi della gente e finisce per morire “dentro” un po’ un ogni giorno, autodestinandosi un futuro di rimpianti e rimorsi. Distrutto dalle sue scelte e dal suo dolore.
Fotografia, tempi e silenzi sono dei veri capolavori, del resto questo ci si aspettava da Ang Lee dopo La tigre e il dragone.
Jake Gyllenhall e Heath Ledger, pur sembrando due modelli di una pubblicità di un qualsiasi denim jeans, sono dei grandi interpreti e riescono a dare credibilità alla storia tanto che la stereotipata rozza virilità dei cowboy si sgretola man mano ma senza mai scadere nei classici luoghi comuni gay.
La tanto chiacchierata scena di sesso ha turbato anche me. Per l’ improvvisa passione, per la giustificata violenza.
Ti stringono il cuore altre due scene, entrambe all’ interno di un saluto: alla fine del soggiorno a Brokeback Mountain senza sapere se si potranno rivedere, Jack si allontana mentre Ennis si piega vinto da dei conati di vomito, poi quella in cui Ennis saputo della morte di Jack ottiene dai suoi genitori di tenere un ricordo e nella camera di Jack ritrova le loro camice impregnate di sangue.
Ma merita di essere citata anche la faccia di Jack, roso dalla voglia di spiare Ennis mentre fa il bagno nudo fuori fuoco.