Tina – Io Voglio Un Uomo… Uomo (1969)
Gli ascoltatori più affezionati del Ruggito del Coniglio, la scanzonata trasmissione di Rai Radio2, ricorderanno la Coppa Rimetti, il contest dove si sfidano a singolar tenzone le canzoni più inascoltabili della storia italiana, proposte dagli ascoltatori.
Io Voglio Un Uomo… Uomo (1969) cantata da Tina, non è neanche una delle più brutte canzoni che hanno partecipato alla gara, ma sicuramente una delle più stupide.
Ecco il testo:
Io voglio un uomo… uomo
che mi maltratti un poco
che mi dica le bugie più inverosimili
e pretenda che gli creda
un uomo che mi ami
facendomi soffrire
che si giri per guardare le altre donne
e mi faccia ingelosire… ingelosire
Io voglio un uomo… uomo
perchè son donna… donna
voglio un uomo che mi sappia dominare
che non abbia mai paure
che non passi con gli amici le serate nei caffè
ma le passi con me
un uomo che mi ami
facendomi soffrire
che si giri per guardare le altre donne
e mi faccia ingelosire… ingelosire
io voglio un uomo… uomo
perchè son donna… donna
voglio un uomo che mi sappia dominare
che non abbia mai paure
che non passi con gli amici le serate nei caffè
ma le passi con me
Non ci è dato di sapere poi se la signora Tina abbia poi effettivamente trovato l’uomo che cercava. Quel che è certo è che la nostra simpaticona si è efficientemente barricata in casa quando nel mondo scoppiava il 68 e le femministe bruciavano i reggiseni ritenuti un simbolo della costrizione maschile nei confronti della donna. Un testo del genere non ce lo spieghiamo altrimenti.
Consigliamo alla signora Tina, nel caso volesse fare una reincisione del brano, come costuma adesso tra gli anziani cantanti caduti in disgrazia, di aggiungere alcune strofe alla sua canzone, in modo da ampliare le possibilità di beccare uno stronzo:
voglio un uomo… uomo
che mangi come un porco
che mi faccia spadellare delle ore
e poi dica “cucini male”
io voglio un uomo… uomo
perchè son donna… donna
voglio un uomo che mi voglia ingravidare
almeno ad ogni anno pari
che mi rinchiuda con i suoi sette figli in un pied-à-terre
e mi picchi nei week-end
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1:53 pm |

Coinvolgente e frizzante, diretto dalla giovane libanese Nadine Labaki, racconta di donne in una Beirut che sembra ferma agli anni ottanta. Cinque donne che gravitano attorno ad un salone di bellezza. Donne, giovani e meno giovani, che parlano di loro, dei loro sogni. Donne immerse in una sorridente sensualità. Donne, con le loro lacrime. Una sorta di campionario della società: la bella che ha una relazione clandestina con uno uomo sposato, tormentata dalla gelosia verso la di lui moglie. La ragazza di religione mussulmana, che si deve sposare ma non è più vergine e teme la prima notte di nozze. La ragazza lesbica in lotta con se stessa perchè non riesce ad accettare la sua tendenza, anche per i pregiudizi della società in cui vive. La milf talmente ossessionata dallo scorrere del tempo e dalla inesorabile decadenza fisica che usa tintura rossa e assorbenti per millantare mestruazioni che la raggiunta menopausa ha fatto scomparire. Una dolcissima ormai anziana sarta che sacrifica la sua vita e un possibile nascente amore per stare accanto alla sorella minorata (straordinaria interpretazione).
Mi rivolgo a te donna (o uomo, nel caso si tratti di una coppia gay), che sei arrivata a queste pagine cercando su Google come perdonare quelli che chiamano le linee erotiche: il perdono lo dovresti cercare nel tuo cuore e non tra i risultati di un’interrogazione ad un database.







