06. aprile 2008

La giusta distanza

La giusta distanzaUna quindicina di anni fa, stavo per diventare maggiorenne, arrivò in paese, dal Lazio, un’insegnate di scuola elementare, ventiseienne, per una supplenza. La sua presenza non passò inosservata, ovviamente. Quando camminava, a grandi falcate, veloce, indossando vertiginose minigonne la sua bellezza mediterranea inondava le strade del paese. Ogni volta che potevo andavo a prendere mia sorella a scuola solo per poterla guardare da vicino, solo per incrociare il suo sguardo blu per qualche millesimo di secondo.
Con il mio migliore amico, con il quale dividevamo un Husqvarna 125 da enduro, si rimaneva appostati delle ore sotto la sua finestra, spettatori del continuo viavai di gente che voleva ingraziarsi la bella maestrina sempre sorridente.
Racconto questa mia esperienza perché anche il film di Carlo Mazzacurati prende le mosse dall’arrivo di Mara, giovane maestra, a Concadalbero, una frazione della bassa padovana, a pochi chilometri dal delta del Po. La bella ragazza venuta da lontano sconquassa gli equilibri tra quella manciata di case, che ospitano tante anime quante due squadre di calcio con la panchina corta.
Sarà per questo amarcord che La giusta distanza mi ha convinto così profondamente?
Non solo.
Ciò che rende solido il film del regista padovano è l’essere riuscito a far luce su tutte le contraddizioni di questo ricco e produttivo Nordest, dove l’integrazione va fatta senza se e senza ma, basta che ognuno stia a casa sua, dove l’acquisito benessere rende schiavi dell’ostentazione del villone più grande e del SUV più grosso, dove nessuno è completamente cattivo ma tutti hanno un vizietto di cui vergognarsi, un segreto da nascondere.
Coraggiosa, ma ampiamente ripagata, la scelta di piazzare nei tre ruoli principali tre bravi esordienti, Giovanni Capovilla, Valentina Lodovini, Ahmed Hafiene, mentre Fabrizio Bentivoglio e Natalino Balasso interpretano macchiette che arricchiscono ulteriormente il film.
La giusta distanza è la raccomandazione che un vecchio giornalista fa al giovanissimo cronista locale che vuole raccontar i fatti. Se ti fai prendere dalle emozioni sei fritto.
Mirabile descrizione dell’anima profonda e misteriosa della provincia, ma anche i pregiudizi ed il razzismo che non sono retaggio della sola provincia.
Incantevole la fotografia di Luca Bigazzi e suggestiva la colonna sonora composta dal Tin Hat, il trio blues/folk di San Francisco.

30. novembre 2007

Amarcord HTML & ( o Y o )

Amarcord HTMLLa settimana scorsa HTML.it ha compiuto 10 anni.
HTML.it è la bibbia, il punto di riferimento, per quelli che si occupano, o solo si interessano, di WEB.
L’amarcord è imprescindibile perchè pure Richard Gekko ha iniziato studiando le tecniche su HTML.it.
Uno dei miei primi progetti di cui è rimasto traccia, è datato ottobre 2000: per i fanatici di quella catena “Come sei diventato blogger?” che gira da un mese potremmo definirlo bloggin’ ante litteram. In quelle paginette, realizzate senza l’ausilio di nessun editor WYSIWYG ma alla vecchia maniera ovvero notepad&ftp, si parlava della cover della canzone di Britney Spears rivista da Mike Patton e trasformata in Hit me baby one more time (nelle reti di p2p di sicuro si trova ancora). Inoltre si consigliava boobscan.com, una vetrina dove le donne esibizioniste potevano mostrare le immagini delle loro tette appoggiate allo scanner. Nel 2003 boobscan.com ha chiuso i battenti. Credo di sapere il perchè: lo scanner utilizzato in maniera impropria e sollecitato dal peso di seni di una certa rilevanza si rompe. Lo so per esperienza personale. Una moltitudine di fidanzati inferociti deve aver tempestato boobscan.com di richieste di risarcimento danni per la rottura dello scanner ad opera delle loro ragazze!