Across the Universe
Non è un film. Non è un musical sui Beatles. Non è teatro. E’ un po’ di tutto ciò.
Il risultato dell’ultimo lavoro di Julie Taymor è una serie di affreschi sul ‘68 con le canzoni dei Fab Four a far da colonna sonora.
I protagonisti sono la musica, l’amore, la psichedelia, la guerra in Vietnam e di conseguenza il pacifismo, le rivolte giovanili, l’omicidio di Martin Luther King. Nei personaggi rivivono i miti di quell’epoca: Dana Fuchs che canta Helter Skelter e Don’t let me down come se fosse Janis Joplin, JoJo che negli assoli di chitarra e negli abbigliamenti omaggia palesamente Jimi Hendrix.
Divertiti e divertenti cameo di personaggi del calibro di Joe Cocker che per il ‘68 c’è passato e deve gran parte della sua fortuna alla cover di A Little Help From My Friends, o Bono degli U2 che mette in scena la copia sputata del Neal Cassidy raccontato da Jack Kerouac.
Particina come sexy infermiera (in un’allucinazione) anche per Salma Hayek, che era la Frida nel precedente film di Julie Taymor.
Straordinari i collaboratori della regista statunitense: Daniel Ezralow per le coreografie e Elliot Goldenthal per gli arrangiamenti musicali. Bravissimi davvero.
Il confronto è con il musical Hair e Across the Universe non sfigura. Lo dice un trentenne, quindi fonte attendibile perchè anagraficamente immune all’effetto nostalgia.
E’ stata una vera sofferenza, durante la visione, non aver potuto ballare e cantare in sala come ogni cellula del corpo esigeva…
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9:59 pm |








