26. Agosto 2008

Denti - Teeth

“Osteria numero venti, paraponziponzipòòòò
se la figa avesse i denti, paraponziponzipòòòò
quanti cazzi all’ospedale
quante fighe in tribunaleee”

La canzoncina goliardica, che tutti conosciamo, se pur in modo triviale, lambisce argomenti cari alla psicoanalisi (e al padre suo, Freud), come l’ansia da castrazione e il mito della vagina dentata.
Nel film Denti, invece, l’argomento viene trattato in mirabile equilibrio tra l’exploitation e il teen movie, tra la commedia e l’horror. (Chiamiamola black comedy et voilà).
Dawn (l’incantevole Jess Weixler), adolescente timida è attivamente coinvolta nella campagna a favore dell’astinenza sessuale prematrimoniale.
Incontra un coetaneo (Hale Appleman) che le piace, e che la rassicura condividendo (apparentemente) le sue idee sulla castità. Ma gli ormoni non ne vogliono sapere e si alleano piegando la volontà dei nostri verginelli. Durante l’amplesso il pene del ragazzo viene tranciato di netto (scena very splatter).
La vagina dentata, da mito, diventa relatà e il secondo a farne le spese è il ginecologo (o meglio, le sue dita) a cui si era rivolta Dawn per capire l’entità del suo problema.
Per non rovinare la trama a nessuno si può aggiungere soltanto che non ci sono allusioni: monconi e fiotti di sangue metteranno a dura prova la resistenza dei più sensibili.
Il film di Mitchell Lichtenstein, figlio dell’artista pop Roy, è confezionato con intelligenza e abbondante humour nero. Lo si può leggere come una metafora della conoscenza di sè e della scoperta del sesso, alternativa alle solite pappardelle che propinano ai ragazzi durante i corsi di educazione sessuale. E’ anche una satira ai fondamentalisti cristiani americani (e non) che, appoggiati da un ormai (anche lui) castrato presidente Bush predicano la verginità, ma bombardano donne e bambini innocenti.
Si segnala la presenza di un meritevole John Hensley, il conteso figlio dei chirurghi di Nip/Tuck McNamara e Troy, nei panni del fratello della protagonista, ribelle, metallaro, drogato, porco.

12. Agosto 2008

La saga di Batman - Capitolo “Il cavaliere oscuro”

The Dark KnightSei sono i film che hanno narrato, negli ultimi vent’anni, le vicende dell’uomo pipistrello che ha il compito di difendere Gotham City. Tre i registi che si sono cimentati: Tim Burton, Joel Schumacher, Christopher Nolan. A ben guardare quelli di cui si poteva benissimo fare a meno sono i due realizzati da Joel Schumacher, Batman & Robin e Batman forever, i quali si possono definire soltanto come paccottiglia pubblicitaria usata come pretesto per alimentare il merchandising. Brutti come brutte erano le canzoni delle rispettive colonne sonore, composte per l’occasione da Smashing Pumpkins e U2.
Diversamente Tim Burton e Christopher Nolan, visionari e indagatori della psiche umana, sono riusciti a dare al personaggio nato dal fumetto un’anima.
Anche nel nuovo episodio Il cavaliere oscuro il regista Christopher Nolan affronta la vicenda in modo filosofico partendo dai due assunti già dimostrati in Batman Begins: anche i Buoni non sono mai completamente buoni e pur vincendo si perde qualcosa.
Molti si sono scagliati contro il doppiaggio italiano: non sembra così scandaloso. In fin dei conti il dandy Christian Bale è doppiato da Claudio Santamaria, famoso per aver dato voce e corpo al biopic dedicato a Rino Gaetano, mica l’ultimo arrivato. Il Joker di Heath Ledger in italiano ha la voce di Adriano Giannini, che in più di un’occasione ricorda, senza farlo rimpiangere, il Joker interpretato da Jack Nicholson, doppiato dal padre Giancarlo, che abbiamo visto nel primo episodio girato da Tim Burton.
Felice la decisione di affidare a Maggie Gyllenhaal la parte che fu della insipida Katie Holmes. Aaron Eckhart con quella faccia di bronzo che c’ha è uno spettacolo nella parte di Harvey Dent/Due Facce.
In somma, un buon film.

08. Luglio 2008

Voci a Sanremo, festival nazionale del doppiaggio 2008

Una volta si chiamava Voci nell’Ombra, dall’anno scorso il nome è cambiato in Voci a San Remo, come pure è cambiata la location, spostandosi da Finale Ligure a San Remo, ma la sostanza è la stessa: celebrare il mondo del doppiaggio e dei doppiatori italiani.
Lo scorso 5 luglio, nella serata conclusiva presentatala da Serena Garitta e Max Novaresi, sono stati assegnati i premi, per le migliori interpretazioni. Nella sezione Cinema hanno trionfato, c’era da aspettarselo, i film più significativi (e premiati) della stagione.
paila pavese

  • Miglior voce femminile: Paila Pavese (nella foto) - Marianne Faithfull in Irina Palm di Sam Garbarski. La sensuale voce della Morticia Addams del grande schermo, ha fatto sorridere milioni di persone quando nel film interpretato da Marienne Faithfull parla alle amiche del suo acciacco fisico, il gomito del seghista.
  • Miglior voce maschile: Saverio Moriones - Tommy Lee Jones in Non è un paese per vecchi dei fratelli Ethan e Joel Coen. Non era un’impresa facile per Moriones, che i trentenni ricorderanno come voce del mitico Capitan Futuro nell’omonimo cartoon, misurarsi con un mostro sacro dei doppiatori storici di Tommy Lee Jone come Dario Penne, ma si può considerare la prova superata brillantemente.

Nella sezione Televisione riconoscimenti per:

  • Miglior voce maschile: Paolo Buglioni - Martin Lamotte in Suor Therese (Gerard Bonaventure). Un veterano del doppiaggio: storica voce di Gerald McRaney in Simon & Simon, il fortunato telefilm degli anni ‘80, ma anche di Nick Nolte e Forest Whitaker. Ma sicuramente verrà ricordato dai più per la voce del gorilla protagonista del noto spot del Crodino.
  • Miglior voce femminile: Franca D’Amato - Melina Kanakaredes in C.S.I.: NY (Detective Stella Bonasera). Da sempre voce di Helen Hunt ma che si è fatta apprezzare anche per la sua versione della rossa Marcia Cross, la Bree Van De Kamp delle Desperate Housewives.

roberto chevalierConsegnato anche un riconoscimento speciale, La voce per l’arte, l’arte della voce, a Roberto Chevalier (nella foto), una delle voci più belle che abbiamo in Italia: molte volte le mediocri recitazioni di Tom Cruise vengono nobilitate dai doppiaggi di Roberto Chevalier. E’ per questo che quando dall’alto venne deciso che l’attore doveva essere doppiato da un altro doppiatore ci fu quasi una sommossa popolare con annessa raccolta firme. Fortunatamente il compito fu riassegnato a Roberto Chevalier.
Il tris delle sue migliori interpretazioni:

  • Philip Seymour Hoffman - Truman Capote
  • Tom Hank - Il miglio verde
  • Tom Cruise - Magnolia

massimo turciDurante la serata anche un omaggio al recentemente scomparso Claudio Capone, la voce di Ridge di Beautiful e dei documentari di Quark. Il premio alla carriera consegnato a Massimo Turci (nella foto), indimenticabile voce di Sal Mineo in pellicole cult degli anni ‘50 e ‘60 come Gioventù Bruciata e Il Gigante.

14. Giugno 2008

Stravolti dal destino

Hard Candy - MadonnaDei sospetti sul perchè Madonna nel promuovere il nuovo disco Hard Candy e 4 Minutes, il primo singolo estratto, si proponga sempre con corpetti di pelle e corsetti strettissimi a qualcuno devono per forza essere venuti.
Si è parlato di un definitivo sdoganamento della componente fetish nel look di Madonna. Del tutto fuori strada. Dopo aver visto Travolti dal destino (Swept Away) del 2002, remake di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller del 1974 uno si dà un’altra spiegazione.
Una legnosissima Madonna, che veste i panni che furono di Mariangela Melato (indossa anche il leggendario bikini nero), non viene mai inquadrata a figura intera, ma quando questo avviene, di sfuggita, si nota che nonostante la valanga di denaro investita in cure estetiche Madonna ha un naturalissimo ventre grinzoso.
Corsetti e bustini le servono per nascondere la pelle plissè, altro che fetish!

Per l’ultimo film interpretato da Madonna, già che ci siamo spendiamo ancora due parole, che per il disco Hard Candy, invece, ne basta una: dimenticare.
Il confronto con l’originale di Lina Wertmüller è impietoso. Un po’ dispiace perchè con Snatch, il precedente lavoro, il regista Guy Ritchie aveva piacevolmente stupito.
L’internazionalizzazione dei personaggi attuata dal regista inglese si abbatte come una mannaia sui temi trattai nel plot: rimangono solo i dualismi uomo/donna e ricco/povero mentre non v’è traccia degli scontri tra i tue naufraghi dovuti alle appartenenze politiche e al divario tra nord e sud d’Italia.
Quello che impoverisce maggiormente il film, però, è proprio lei, Madonna.
Purtroppo il suo volto statico riesce ad interpretare non più di tre espressioni: nulla a che vedere con l’impertinente sensualità e l’arrogante parlantina di Mariangela Melato, che per tutto il film è una scatenata forza della natura. Anche fisicamente la Melato supera ampiamente la Ciccone (e non si tratta di cocciuto campanilismo).
Le scene erotiche non trasmettono nulla, come nulla trasmettono le scene dei ceffoni, che sono fasulli e senza vigore. Se Guy Ritchie, che allora era già il marito di Madonna, con questo film voleva soddisfare bramosie da cuckold (vedere la propria donna posseduta da un altro uomo) diciamo che si è accontentato di poco.
Il ruolo del pescatore è affidato al figlio di Giancarlo Giannini, Adriano, che esibisce muscoli addominali scolpiti e pettorali guizzanti, gradevoli sì da vedere, ma che non bastano per non far rimpiangere gli occhi fiammeggianti e lo smisurato charme del padre.
Madonna dopo questo flop ha promesso che non reciterà mai più.
Speriamo mantenga la promessa.

04. Giugno 2008

Bizzarro Film Festival 2008

Bizzarro Film Festival 2008L’afoso pomeriggio nella feconda e disinibita terra romagnola era pregno di promesse.
Una volta identificato il luogo delle proiezioni di questo curioso Festival, però, ho temuto di aver fatto un buco nell’acqua: un grande striscione, poche auto parcheggiate, tanti tavolini all’aperto, quasi vuoti. Si e no trenta persone. Una volta seduto però sono stato preso. Preso dall’aria di artista che tirava. Dai volti espressivi, dall’abbigliamento strano dei personaggi.
Ma poi si sa, fuori dal circuito mainstream un qualsiasi film festival rischia di attirare solo gli addetti ai lavori, più pochi amici e conoscenti lasciando le sale mezze vuote.
Accade anche per il Bizzarro Film Festival: a dispetto della promozione artistica legata ai temi della trasgressione che si propone l’Associazione Culturale Bizzarro d’Autore, non erano presenti orde di sbracati guardoni, giunti seguendo il richiamo di visioni estreme.
Mi sono rilassato ed ho ordinato un aperitivo dello stesso colore dei lunghi capelli della ragazza che stava alla reception magrissima, diafana, strizzata in un rigido corsetto/guepiere. Mi ha gentilmente invitato a tesserarmi per poter partecipare alle proiezioni. Ho diligentemente compilato il modulo e pagato la quota, in cambio ho ricevuto una tessera, un foglio con i titoli ed una piccola matita per votare.
Sorso dopo sorso arrivavano personaggi sempre più strani, occupando tutti i tavoli e sedie disponibili. Le proiezioni sono iniziate con oltre un’ora di ritardo, ma il tempo è trascorso piacevolmente tra occhiate, foto scattate quasi di nascosto, conversazioni rubate e drinks freschi e leggeri. Insomma mi sentivo un privilegiato a cui era toccata una inaspettata fortuna. Leggi tutto il post …

30. Maggio 2008

Lussuria - Seduzione e tradimento

Lussuria - Seduzione e tradimentoCome spesso capita nella traduzione dei titoli, anche Lussuria, probabilmente è stato scelto per invogliare il voyeurismo dello spettatore. Nulla di più sbagliato, perché la prima scena erotica esplode dopo oltre un’ora dall’inizio di questo lungo e particolarissimo film.
Una meravigliosa Marlene Dietrich canta Do you something to me di Cole Porter proprio all’inizio di questo spy-thriller-storico, ambientato negli anni ’40, durante la seconda guerra mondiale fra Hong Kong e a Shanghai dove una giovane affascinante aspirante attrice, abbraccia la lotta armata clandestina e decide di sacrificare la sua verginità cercando di sedurre un sadico, cattivissimo traditore che collabora con i giapponesi.
La giovane donna riuscirà nell’intento di sedurre il cinico potente uomo, ma proprio qui si cela l’inaspettata sorpresa: la ragazza, inesperta d’amore viene travolta dallo sfrenato, violento erotismo che le fa raggiungere inimmaginabili vette di piacere. D’altra parte, lui, rimane incantato dall’innocenza e inesperienza di lei. E la passione esplode, fino all’epilogo drammatico e toccante. Film complesso, ma curato nei dettagli e nella psicologia dei vari personaggi.
La suspence emozionale, di cui Ang Lee è maestro, cattura fino a fare dimenticare il tempo che passa (due ore e mezza).
Cast assolutamente all’altezza: il musone di Tony Leung ben si amalgama con la perfidia del suo personaggio. Standing ovation per la giovane Wei Tang: una bella scoperta. Le auguriamo un futuro ricco di soddisfazioni.
Lussuria fornisce un’ulteriore conferma del formidabile senso estetico del regista taiwanese: lascia senza fiato la sequenza girata nel Cafè dove la giovane si profuma prima dell’incontro amoroso, indicibile sensualità. Una raffinata e lenta ripresa al tavolo da gioco di alcune signore cinesi ricorda Wong Kar-wai, per l’eleganza e l’accuratezza dei dettagli.

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