12. settembre 2007

Carne da macello

Il week end scorso ho gustato piatti deliziosi: tagliatelle al ragù di lepre, capriolo alla cacciatora, stracotto di vitello e maialino da latte. Un tripudio di sapori genuini.

Poi stamattina mi sono imbattuto nel photoset Sacer & Animalitas della fotografa francese Catherine James.

Niente a che vedere con lo gangherato servizio, Frattaglie Sexy, che realizzammo io e il Prof. Woland in una macelleria. Noi giocammo con un polletto e qualche ritaglio di manzo. Al contrario la trentenne artista originaria di Nizza presenta corpi nudi e animali squartati, scuoiati, con chiaro intento animalista. Immagini abbastanza dure da mandar giù.

Morale della favola: mi sento molto in colpa per aver mangiato tutte quelle bestiole.

07. settembre 2007

Tullio, vien qua! Tirate su chee braghesse!

Negli Usa è guerra contro i pantaloni a vita bassa. Immediato l’accostamento al video dove, in un improbabile doppiaggio in dialetto vicentino di Ufficiale e Gentiluomo,  il sergente Foley a squarciagola urla al disgraziato Tullio di tirarsi su i pantaloni.

L’autorità ti impone come ti devi vestire, cosa devi mostrare, quanto del tuo corpo devi coprire quando sei in pubblico. Però la stessa autorità permette che in televisione ci sia un tripudio di donne coperte da un pezzetti di stoffa non più grandi di francobolli. Un evidente controsenso.

Baggy pants Baggy pants
Hot pants Hot pants

Quattro episodi, quelli qui sopra, che potrebbero offendere la sensibilità di qualcuno, me ne rendo conto. Tuttavia nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di limitare la libertà di decidere come vestirsi. Che sovrastruttura auto imposta sarà mai questo “decoro”? Nasciamo nudi, perchè vergognarsene? Perchè le cosiddette società civilizzate sono quelle hanno il rapporto peggiore con il corpo? E non mi riferisco solo ai casi di divieto ai baggy pants, ma anche, nel senso opposto, all’imposizione di chador e burqa.

04. settembre 2007

Marco Philopat, La banda Bellini

Anni Settanta - clicca per ingrandire la fotoQuesto romanzo di Marco Philopat nasce dopo un anno di interviste ad Andrea Bellini, il protagonista, in una Milano a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, delle agitazioni sociali per rivendicare il diritto a non essere “servi di nessuno”.
Tendendosi a debita distanza da riletture stile reduce nostalgico o militante pentito, il romanzo racconta di quei giovani che abbracciarono l’illusione di poter ottenere giustizia con l’uso della violenza, dell’insoddisfazione per l’imborghesimento del PCI, dell’indignazione per la condotta da corpi scelti di Pinochet delle forze dell’ordine, del desiderio di autodeterminazione in una società dove tutto era deciso nei salottini della DC e dell’MSI o nella Curia. I protagonisti, la banda Bellini, sono un gruppo militarizzato che ha il compito di proteggere i cortei delle manifestazioni dalle aggressioni dei fascisti o delle stesse forze armate governative. Anti eroi come quelli descritti ne Il mucchio selvaggio, film più volte citato nel romanzo. Dieci anni di clark, eskimo (il leggendario impermeabile verde) e ray-ban a goccia (esibiti come scalpo dopo averli rubati ai borghesi), passando per le prime morti per eroina e la liberazione sessuale come iniziazione alla vita.

Mi sono accorto che è arrivato il ’68 perché le donne hanno incominciato – da un giorno all’altro – a darla via senza problemi- a socializzare il corpo con noialtri maschi – così come se fosse la cosa più naturale del mondo – che ci hanno preso di sorpresa- non siamo preparati…
Te ne resti lì inebetito davanti a tale disinibizione – ti spiazza – dopo anni passati ad aspettare una passera – da un giorno all’altro ne avevi da raccontare di maialate – e anche tutti gli altri ne raccontano – una dopo l’altra – un fermento – un intrigo di situazioni a cruciverba – un groviglio di gambe e parole…
Ragazzi – questo è il ’68 – altroché spartiacque dell’immaginario – qui di immaginario c’è ben poco – si bada al sodo ve lo dico io – Sonia Barbara Renata Annarita – vi assicuro – mica sogni ma giorni della settimana! Scatenate è la parola giusta- e noi lì a far confusione sui nomi sui particolari – dire addirittura basta non se ne può più – a subire tutte quelle occhiatine complici – lì a far gruppo – “Mi raccomando neh!!” – “Mai rimanere soli!” C’è il rischio di essere ricuccati – ma vi rendete conto? Ancorancora se fosse stata una cosa graduale – ma qui si tratta di un’esplosione ormonale collettiva su scala mondiale – non siamo preparati – ci stai male davvero in questo clima – non è normale…

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