04. settembre 2007

Marco Philopat, La banda Bellini

Anni Settanta - clicca per ingrandire la fotoQuesto romanzo di Marco Philopat nasce dopo un anno di interviste ad Andrea Bellini, il protagonista, in una Milano a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, delle agitazioni sociali per rivendicare il diritto a non essere “servi di nessuno”.
Tendendosi a debita distanza da riletture stile reduce nostalgico o militante pentito, il romanzo racconta di quei giovani che abbracciarono l’illusione di poter ottenere giustizia con l’uso della violenza, dell’insoddisfazione per l’imborghesimento del PCI, dell’indignazione per la condotta da corpi scelti di Pinochet delle forze dell’ordine, del desiderio di autodeterminazione in una società dove tutto era deciso nei salottini della DC e dell’MSI o nella Curia. I protagonisti, la banda Bellini, sono un gruppo militarizzato che ha il compito di proteggere i cortei delle manifestazioni dalle aggressioni dei fascisti o delle stesse forze armate governative. Anti eroi come quelli descritti ne Il mucchio selvaggio, film più volte citato nel romanzo. Dieci anni di clark, eskimo (il leggendario impermeabile verde) e ray-ban a goccia (esibiti come scalpo dopo averli rubati ai borghesi), passando per le prime morti per eroina e la liberazione sessuale come iniziazione alla vita.

Mi sono accorto che è arrivato il ’68 perché le donne hanno incominciato – da un giorno all’altro – a darla via senza problemi- a socializzare il corpo con noialtri maschi – così come se fosse la cosa più naturale del mondo – che ci hanno preso di sorpresa- non siamo preparati…
Te ne resti lì inebetito davanti a tale disinibizione – ti spiazza – dopo anni passati ad aspettare una passera – da un giorno all’altro ne avevi da raccontare di maialate – e anche tutti gli altri ne raccontano – una dopo l’altra – un fermento – un intrigo di situazioni a cruciverba – un groviglio di gambe e parole…
Ragazzi – questo è il ’68 – altroché spartiacque dell’immaginario – qui di immaginario c’è ben poco – si bada al sodo ve lo dico io – Sonia Barbara Renata Annarita – vi assicuro – mica sogni ma giorni della settimana! Scatenate è la parola giusta- e noi lì a far confusione sui nomi sui particolari – dire addirittura basta non se ne può più – a subire tutte quelle occhiatine complici – lì a far gruppo – “Mi raccomando neh!!” – “Mai rimanere soli!” C’è il rischio di essere ricuccati – ma vi rendete conto? Ancorancora se fosse stata una cosa graduale – ma qui si tratta di un’esplosione ormonale collettiva su scala mondiale – non siamo preparati – ci stai male davvero in questo clima – non è normale…

10 commenti

1. Daniele Verzetti, Rockpoeta il 05. settembre 2007 alle 1:38 am dice:

Un libro con un linguaggio molto giovanlie che però sembra somigliare poco a quello di quegli anni, almeno leggendo questo stralcio.

Non dico di più perchè giudicare un libro da uno stralcio non è corretto. Il tuo giudizio e la tua recensione sembrano essere più positivi invece quindi sicuramente sarà da prendere in mano e iniziarlo a leggere.

2. Signor Ponza il 05. settembre 2007 alle 5:12 am dice:

Mi piacerebbe molto leggerlo, giusto per sapere e conoscere di più di quegli anni che non ho vissuto e cominciano ad allontanarsi.

3. flo il 05. settembre 2007 alle 9:21 am dice:

Bellissimo, vorrei leggerlo. In quegli anni cercavano di reagire, si facevano sentire. Ora siamo tutti succubi e controllati, bleah

4. Captain's Charisma il 05. settembre 2007 alle 9:39 am dice:

cavoli,sembra interessante, anche se sulle ultime righe la ragazza mi ha un po’ distratto ;) ))

5. Alex il 05. settembre 2007 alle 6:08 pm dice:

il 68 e gli anni 70… non sto a vantarmene ma li ho vissuti appieno, soprattutto la irrefrenabile voglia di cambiare (e pensare che c’erano persino i beatles in questo cambiamento), la pressione rivoluzionaria era presente in tutti gli aspetti delle rivolte personali. Aver vissuto quegli anni e ripensarli mi mette addosso un tessuto di nostalgia, rabbia, scoperta, ambizione utopistica e demagogia politica.
Purtroppo ne sono succeduti altri molto meno incisivi.

ciao
Alex

ho presente la ragazza della foto ma non ne ricordo il nome (se è un’attrice)

6. rachi il 05. settembre 2007 alle 7:22 pm dice:

I padri di quei ragazzi uscivano dalla guerra,dalla miseria. Uscivano da generazioni di mezzadria, umiliazioni subite e taciute. I figli hanno detto basta. Basta agli abissi esistenti tra contadini/operai e la borghesia. basta alla parola padrone. Basta ad un clero bigotto e schierato con i ricchi. I ragazzi capirono che era davvero finita l’epoca dei poveretti/servi. E capirono che non sarebbe bastato un atteggiamento “gandiano” pe cambiare. E fu rabbia atavica, repressa. Voglia di uguaglianza. La borghesia, la pretaglia, la politica voleva conservare le distanze e i privilegi. E fu guerra. Noi dobbiamo molto a loro

7. Chiara* il 05. settembre 2007 alle 8:24 pm dice:

Si saranno abituati invece gli uomini di oggi a tanta disinibizione delle donne?
A me sembra che siano sempre impreparati….

8. Artemisia65 il 06. settembre 2007 alle 6:17 pm dice:

Io c’ero, anche se piccola, li ho vissuti… ancora ne sento il profumo…

9. FulviaLeopardi il 07. settembre 2007 alle 9:53 am dice:

si trova su eMule? :P

10. Emanuele il 08. settembre 2007 alle 5:56 pm dice:

Non condivido i meaculpa o al contrario gli autoelogi di un presunto eroismo di terroristi negli anni settanta, questa è tutta gente borghese che aveva voglia di evadere e, approfittando delle ideologie, storicamente di destra o di sinistra, hanno insanguinato l’Italia e la dialettica politica nel popolo.FILOTTETE3° di Libero

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