Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus
Il secondo lavoro di Steven Shainberg, dopo il pregevole Secretary, è questa specie di biopic sulla vita di Diane Arbus. Una delle prime fotografe. Sicuramente la prima di un certo peso, dagli anni sessanta in poi. Fur (pelliccia in inglese) è una costante sempre presente nei tre episodi narrati dal film. Si inizia subito con una Diane Arbus, introdotta in un circolo per naturisti, incuriosita ma anche un po’ a disagio per l’ostentazione delle pellicce pubiche. In realtà quello è l’epilogo, il punto di arrivo dell’evoluzione personale e creativa di una casalinga che subisce la sudditanza artistica del marito, fotografo di moda al servizio dei suoceri pellicciai, verso l’emancipazione e la libertà. L’inizio invece è rappresentato dall’incontro, e il conseguente innamoramento, di una persona affetta da ipertricosi (un Robert Downey Jr. chiamato a fare il James Spader della situazione) che le aprirà gli occhi su un mondo straordinario e parallelo a quello della riconosciuta normalità. Saranno gli scherzi della natura, i freaks, a calamitare l’attenzione e i protagonisti della produzione di Diane Arbus. Nani, giganti, gemelli siamesi lei li vede così:
Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici.
Il film convince perchè il dissidio interiore della donna desiderosa di uscire dall’omologazione anche a costo di recidere i legami famigliari è ben delineato e costringe lo spettatore a condividere il dramma.
Nicole Kidman nei panni della grande fotografa, con dignità ricopre il ruolo e gli dona credibilità.
Un’analogia con Secretary: Maggie Gyllenhaal si infligge masochisticamente taglietti con la lametta su tutto il corpo, per sentirsi viva. Anche Robert Downey Jr. dopo essersi fatto epilare totalmente dall’amata, per permetterle di vedere il suo reale aspetto, è coperto di squarci sanguinanti.
Come dire che ci si può nascondere (nel pelo), ma a “vivere” ci si squarta e si sanguina.
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7:53 pm |
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5 commenti
1.
Devis il 12. aprile 2007 alle 2:40 pm dice:
Il film è molto bello, soprattutto per la scelta, piuttosto coraggiosa, di non fare un film semplicemente biografico, ma di utilizzare la metafora per dare significato ad una vita, ad una scelta artistica. Devo ammettere che non posso essere per nulla imparziale, essendo particolarmente devoto a Nicole che è colei a cui rivolgo le mie preghiere nei momenti di sconforto, ma la sua interpretazione è, come sempre, da brivido (come quella di Robert Downey Jr.). Insegnandoci che si può essere anche una grande attrice di Hollywood e fare scelte insolite e originali, senza doversi necessariamente omologare ad uno star system spesso troppo commerciale (si pensi a Dogville, Birth o il prossimo Margot at the wedding).
E poi è davvero commovente quell’attrazione che Diane prova per tutto ciò che gli altri ritengono repellente, fuori norma, sconveniente: il corpo di un defunto, la voglia che sfigura il volto di un bambino. La bellezza diventa assolutamente opinabile, gli schemi sociali si ribaltano e gli aristocratici diventano proprio loro, i freaks, al servizio dei quali la Arbus mette la propria creatività, diventando la loro artista di corte.
2.
LunA il 12. aprile 2007 alle 6:48 pm dice:
I negletti della società eletti a straordinari soggetti artistici.
Coloro che la società addita come mostri, perchè non omologati ai parametri paranoici (perchè le anoressiche, ora assunte come modello di perfezione fisica non sono forse freak?)de comune sentire, assunti come privilegiate fonti d’ispirazione.
Non ho visto il film, ma ammiro la donna e l’artista. Baci
3.
FulviaLeopardi il 13. aprile 2007 alle 9:42 am dice:
la tua recensione m’è piaciuta, mò lo cerco
4.
Pepenero il 13. aprile 2007 alle 10:25 am dice:
me lo “procuro” anche io allora!
5.
Emanuele Capoano il 16. aprile 2007 alle 1:05 am dice:
I Freaks, mi ricorda tanto quel film in b/n di MURNAU. Sui mostri circensi. Sulla loro nascosta normalità. E sensibilità. Il film con N.Kidman non l’ho visto, ma avrei voluto vedere (e ora che so che è lo stesso regista…)anche SECRETARY, rapporto frustrante e schiavo tra avvocato e segretaria…
E pensare che lei, in un’altra epoca, avrebbe potuto fotografare la mia di pelliccia naturista, quando poso alla scuola di pittura!