14. marzo 2007

Tornano i Rage Against The Machine

Rage Against The MachineA 17 anni avevo la fissa per i Rage Against The Machine (abbreviato in RATM), un gruppo californiano dei primi anni novanta, il cui nome letteralmente significa rabbia contro il sistema.

Il loro primo omonimo album, uscito nel 1992, in copertina riporta il suicidio, avvenuto a Saigon nel 1963, del monaco buddista Thích Quảng Đức. Si diede fuoco per protestare contro il trattamento riservato agli osservanti della religione buddista dal governo filoamericano del Vietnam del Sud.

Un disco pieno di rabbia contro il capitalismo sfrenato, contro le politiche anti uomo delle multinazionali, contro le ingiustizie sociali nel paese che si professa il difensore della libertà, contro le porcate di cui si nutre il sogno americano.

Dieci brani in chiave rap rock che si avvalgono dell’estro di Zack de la Rocha, voce, e delle magie di Tom Morello alla chitarra, a mio avviso l’erede di Jimi Hendrix.
I singoli rilasciati furono quattro: il primo fu Killing in the name of che condanna il razzismo predicato dal Ku Klux Klan, seguito da Freedom dedicato a Leonard Peltier, attivista (e prigioniero politico, come denuncia Amnesty International) per i diritti dei nativi americani. Poi venne pubblicato Bombtrack, la prima traccia del disco, che risente dei pensieri di Abimael Guzmán Reynoso, il leader di Sendero Luminoso. L’ultimo singolo estratto fu Bullet in the Head, una denuncia contro le manipolazioni delle informazioni da parte dei governi.

Capaci di azioni eclatanti bruciarono la bandiera americana durante un’esibizione e si presentarono nudi, con le bocche chiuse dal nastro adesivo, alla tappa di Philadelphia del festival itinerante Lollapalooza, nel 1993, per protestare contro il PMRC.
Da sempre sono portavoce e sostenitori del EZLN.

Questi signori si erano sciolti il 18 ottobre 2000 dopo solo tre dischi studio, tra cui Evil Empire a cui sono legati i miei ricordi milanesi, e un live. Per me, che considero il loro lavoro d’esordio uno dei miei cinque dischi preferiti, fu un lutto.
Ma nei giorni scorsi hanno annunciato che si riuniranno per suonare insieme in quattro date, tra cui una al festival Coachella, dal 27 al 29 aprile a Indio, California.

Qualcuno si aspetta una feroce critica all’amministrazione Bush e la sua politica di guerra. Io, quindici anni dopo, mi aspetto di più. Perchè le cose, nel mondo, invece di migliorare peggiorano.

7 commenti

1. FulviaLeopardi il 14. marzo 2007 alle 9:28 am dice:

ho sentito qualcosa, ma non mi piacciono molto
sono sempre un gradino più in alto di chi confonde i RATM con i TARM (Tre Allegri Ragazzi Morti) …ti giuro che è successo

2. Alex il 14. marzo 2007 alle 1:54 pm dice:

naturalmente, ma con rispetto, non li conosco, l’unico dubbio riguarda l’attuale rigurgito di riassemblee di gruppi finiti, sciolti, scomparsi. O hanno molto da dire (in generale) oppure cos’altro? Non credo paghi nemmeno l’antiBush che pare stia esalando gli ultimi respiri…
Alex

3. richard gekko il 14. marzo 2007 alle 2:08 pm dice:

@Fulvia: a parte l’ovvia differenza della lingua, ce n’è una ancora più grossa: i RATM hanno la tendenza a girare nudi, TARM girano mascherati con il teschio….

@Alex: dubitare è assolutamente legittimo. Ma ti assicuro che il fattore meramente economico, nel caso dei RATM, è da escludere a priori.

4. e* il 14. marzo 2007 alle 4:05 pm dice:

turn on the radio, no fuck it, turn it off. e*

5. FulviaLeopardi il 15. marzo 2007 alle 8:48 am dice:

vabbè non dirlo a me ;)

6. law il 16. marzo 2007 alle 2:14 am dice:

cazzarola che notiziona!ecco, queste sono quelle occasioni in cui mi danno per non essere nata/abitare in america!kiss, law

7. rick_deckard il 17. marzo 2007 alle 12:56 pm dice:

sfondi una porta aperta amico chettelodicoaffare, grazie per la dritta

ciao

P.S.
“Motherfuck Uncle Sam
Step back, I know who I am
Raise up your ear, I’ll drop the style and clear
It’s the beats and the lyrics they fear”
(Take the power back)

ma le citazioni con loro possono essere infinite

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