Jours tranquilles à Clichy

Molti uomini vivono in pacifica coesistenza con la propria coscienza sporca.
Henry Miller
Io no. E volevo prendermi una pausa dai rimorsi, volevo distrarmi. Leggere un libro mi avrebbe aiutato a pensare ad altro, credevo. Ho preso in mano Tropico del cancro, Henry Miller. Chissà quand’è stato che l’ho letto… Parecchio tempo fa, tanto da non ricordare. Si può anche rileggere.
Ho sfogliato le prime pagine dell’edizione Oscar Mondadori spulciando tra le righe della biografia dell’autore. Henry Miller per me significava solo due cose: Tropico del Cancro e un inizio. Mi ha sorpreso non poco quindi imbattermi in Giorni felici a Clichy, Parigi 1956. Perchè alla fine del settembre 2005, in un sabato sera triste, ho guardato un film francese intitolato proprio così. Ho verificato che il film di Claude Chabrol è proprio ispirato al romanzo autobiografico di Henry Miller. La cosa mi ha inquietato terribilmente. Al mio fianco, quella sera, dormiva sul divano una donna che non amavo più. Ci siamo lasciati di lì a poco.
Henry Miller ha rappresentato anche una fine e io non lo sapevo.
Negligenza mia perchè prima guardo i film, poi leggo le critiche e le recensioni, per non farmi influenzare. Ma Jours tranquilles à Clichy mi aveva talmente annoiato, come solo Showgirls di Paul Verhoeven c’era riuscito, che non ho voluto approfondire oltre.
Nel film, del 1990, di Claude Chabrol nemmeno si riconosce la forza e la precarietà delle passioni di Henry Miller. Poi i caffè del centro e gli alberghetti di Place Clichy sembrano più il ritratto della Parigi degli anni sessanta piuttosto che degli anni trenta, protagonisti del romanzo di Miller. Nel cast ci sono Anna Galiena, Barbara De Rossi, Eva Grimaldi: nemmeno le ho riconosciute. Il taglio intellettualistico e pretenzioso della regia, come del montaggio, nulla hanno a che vedere con il modo di scrivere di Henry Miller. Mi chiedo quale risultato avrebbe ottenuto uno come Jonas Akerlund con un plot del genere.
In buona sostanza, il film non mi lasciato nulla, ma assolvo il regista dall’accusa di aver snaturato il senso del romanzo:
Volevo parlare di sesso senza parlare d’amore, come fa Miller. E di un sesso per nulla tragico, ma al contrario gioioso. Questo ha comportato sicuramente un certo maschilismo. Ma non è detto che questo sia il mio punto di vista, sebbene Giorni felici a Clichy sia il più autobiografico di tutti i miei film. L’amicizia tra Miller e il suo compagno, meravigliosamente interpretati da Andrew McCarthy e Nigel Havers, ricorda il mio rapporto con Paul Gegauff, con cui ho lavorato a lungo. Facevamo una sciocchezza dopo l’altra e delle abbuffate strepitose.
Claude Chabrol, Le Figaro, 04-05-1990
Ma l’inquietudine di questa scoperta ancora mi turba: l’ombra di un pezzo di merda come Henry Miller (non mi riferisco all’artista ma all’uomo) si estende sui miei ritagli di vita più rilevanti. Non c’è di che stupirsi allora: mutatis mutandis, ancora non riesco a non comportarmi da stronzo. Nessuna meraviglia se ferisco le persone che amo (la principessa che amo).
Ma Henry Miller se ne sbatteva allegramente i coglioni di ferire i sentimenti, io invece di questo ne muoio.
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9:32 am |
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8 commenti
1.
Pepenero il 17. febbraio 2007 alle 11:10 am dice:
“…quel pezzo di merda di Henry Miller se ne sbatteva allegramente i coglioni di ferire i sentimenti…” fa molto libro di letteratura…
lo dico senza troppa vergogna: tropico del cancro non l’ho letto… ce l’ho nella libreria ma non l’ho letto. Attendo un tuo esplicito consiglio sul prenderlo per parcheggiarlo sul comodino per il tempo che mi occorrerà a finirlo o sul lasciarlo riposare dov’è adesso…
2.
FulviaLeopardi il 19. febbraio 2007 alle 9:20 am dice:
i film non rendono quasi mai giustizia al libro, specie se sei appassionato di quell’autore in particolare
)
(o magari sono io che sono incontentabile
3.
Uedra il 19. febbraio 2007 alle 1:12 pm dice:
purtroppo devi fare ancora un po’ di conti. vedrai che con un po’ d’allenamento diventi come lui.
4.
Alex il 21. febbraio 2007 alle 4:12 pm dice:
Permettimi di dirti quanto sei in gamba come cinefilo (se è corretto), ci capisco poco (ne so anche poco) ma ti leggo volentieri. Ne approfitto, perché è nominata, di chiederti se vale la pena che sprecassi un po’ di tempo per parlare di Barbara de Rossi, mi ha sempre intrigato, l’ho vista “credo” in un serial e in un film “La cicala” dove, mi pare, avesse espresso una sensualità importante. E poi non si è più vista. Perché?
ciao Richie e grazie (quando hai tempo naturalmente!)
La prossima richiesta sarà, ti avverto, Laura Antonelli, il mio mito anni 70!
)
Puoi sempre mandarmi al diavolo…
5.
lareginapigra il 21. febbraio 2007 alle 6:19 pm dice:
vado fuori tema: ma richard tu non aspetti con terribile nazia tarantino e rodriguez in accoppiata filmica? Io non vedo l’ora!!! la reine
6.
lareginapigra il 21. febbraio 2007 alle 6:20 pm dice:
volevo scrivere ansia non so come come sia riuscita scrivere nazia (che neologismo agghiacciante ho coniato…) la reine
7.
LunA il 25. febbraio 2007 alle 5:44 pm dice:
Non puoi aspirare a diventare ciò che non sei. Non puoi spostare il baricentro del tuo essere.
Non puoi fare una passeggiata in una dimensione non tua sperando di respirare meglio lì. E’ come se un pesce volesse andare sull’Everest a riempirsi i polmoni “d’aria buona”.
Sei meraviglioso così. Splendido demiurgo.
Hai solo la possibilità di fuggire, casomai…
8.
Carolina il 27. agosto 2009 alle 9:52 pm dice:
Salve. So che magari ammiro troppo Henry Miller, per cui ho potuto perdonare qualche sua debolezza, e così saper capire meglio quelle di certe persone che ho conosciuto. Comunque mi permetto di chiederti se hai letto altri suoi libri, meno popolari, come ad essempio Nexus o Sexus. Credo che tropico del cancro è volutamente agressivo, quasi rencoroso, ma sicuramente c’e tanto d’invenzione nelle sperienze che racconta. Infatti in quel periodo lui era ancora innamorato della sua moglie June Mansfield, e aveva cominciato un rapporto con Anais Nin molto profondo che è durato per anni.