11. settembre 2006

Il rovescio della medaglia

Anal ShowdownJon Dough, quarantaquattro anni, si è tolto la vita lasciando una moglie e una bambina di quattro anni. Jon Dough era un’ attore porno. Di per sè ogni suicidio stimola riflessioni e lascia questioni irrisolte, ma c’ è una coincidenza che mi ha indotto alcune considerazioni. Ho guardato un porno, per l’ ultima volta, quasi un anno fa. Il film era Anal Showdown e uno dei protagonisti era appunto Jon Dough. Lo scelsi al videonoleggio tra centinaia di altri titoli per curisosità: Katja Kassin e Lauren Phoenix, le due protagoniste, si affrontavano in una sorta di duello di tre round. Si contendevano il titolo di Anal Queen, alla stregua di due pugili, sfidandosi in una scena di sesso solitario, una scena lesbo e una scena con doppia penetrazione, e la vincitrice veniva decretata da una votazione popolare sul sito web del regista. Non ricordo chi vinse. Però Katja Kassin per quel film ha pure vinto l’ edizione 2006 degli AVN Award (i golden globe del porno) nella categoria Best Solo Sex Scene.
Un po’ mi inquieta il fatto che l’ ennesimo suicida del porno biz sia uno degli ultimi che ho visto in azione. Penso che davanti alla morte siamo tutti uguali e ogni suicidio lascia sempre degli interrogativi, sia che a suicidarsi sia il tuo fornaio di fiducia, o il miliardario più odioso, o uno che per lavoro si sbatte donne che la maggior parte degli uomini può solo sognare. Però se vi state chiedendo perché mai uno che si scopa le donne più belle del mondo si debba suicidare ci sono cose che non immaginate neppure e che dovete assolutamente sapere. Per ogni Rocco Siffredi o Eva Henger che richiamano folle come se fossero rockstar, richiesti dalle case di produzione più blasonate, serviti e riveriti, ci sono migliaia di uomini e donne che vengono considerati solo delle macchine, bestie da macello, che sono trattati dall’ industria del porno come dei corpi inanimati da usare per produrre pellicole di media scarsa qualità (le più diffuse). Costretti a subire incredibili violenze e alienazioni. Vi vorrei proporre una lettura forte, un’ inchiesta di Isabelle Sorente, sul mondo del porno. Credo che dopo, il suicidio di Jon Dough non sembrerà più così inspiegabile. Questo business, come tutti gli altri, troppo spesso calpesta la dignità delle persone. Quelle di cui nessuno conosce il nome, quelle che il più delle volte non compaiono nemmeno nei titoli di coda. E se solo vi azzardate a pensare che nessuno di loro è obbligato a fare l’ attore porno sappiate che la maggior parte di quelli che lavora nel settore è vittima di antichi traumi dovuti a violenze, stupri e incesti. Le persone non sono oggetti, dovremmo convincerci di questo. Mentre un certo tipo di pornografia, diciamo pure quasi tutta la pornografia, tende a far credere il contrario.

6 commenti

1. law il 11. settembre 2006 alle 12:25 pm dice:

ah, richie, quant’è vero… per poche star che scelgono consapelvolmente (tipo asia, jenna, lexington e pochi altri) questo tipo di carriera, c’è una folla che ci finisce per disperazione. queto tipo di porno è inguardabile, come quello con le pornostar dell’est europeo per esempio, dove tutte lo fanno solo per fame e non perchè in qualche modo piace loro davvero. personalmente ho sempre scelto i film delle superstar, non perchè siano meglio, anzi, ma perchè mi da l’idea che sia sesso consenziente al 100%. amateur e roba di serie B è solo triste…

2. Alby il 11. settembre 2006 alle 6:48 pm dice:

Ciao visti i temi del tuo blog penso ti interesserà molto questo particolare community blog dedicato alle identità e alla relatività del soggetto (si possono pubblicare articoli senza alcuna registrazione):

http://www.Neimieipanni.com

Facci un salto se ti va e magari pubblica pure qualche tuo post (anche alcuni di quelli già pubblicati qui in linea con NMP), tanto puoi anche linkare il tuo blog.
A presto!

3. Fra Tino il 12. settembre 2006 alle 3:21 pm dice:

Ho letto la lettura forte.
Penso che il lavoro da dipendente è una prostituzione in generale.
Si vende il proprio corpo per eseguire delle mansioni e trarne del denaro.
E se le pornostar tornano a casa la sera con il culo sanguinante, molti operai e manovali tornano a casa con malattie respiratorie, ferite alle mani, tumori della pelle, ernie, dolori reumatici, ecc. E il lavoro non spesso non si sceglie, ma capita.
Quanto ai suicidi sarebbe interessante sapere l’incidenza percentuale rispetto alle persone che fanno altri lavori. Si suicidano anche i preti…

4. richard gekko il 13. settembre 2006 alle 6:37 pm dice:

@ Fra Tino (aka traqualchesettimanamisposo): sei arrivato alla stessa mia conclusione percorrendo una strada diversa. Penso che ci siano molti datori di lavoro che offrono impieghi per niente dignitosi, con salari per niente dignitosi. Ma qualche extracomunitario disperato lo trovano sempre.

Anche nel porno vale la stessa regola perchè in fin dei conti è un lavoro per chi lo fa. Questo mi premeva che la miriade di segaioli impenitenti sapesse: quello che si vede è tutto finto!

5. p.s.v. il 14. settembre 2006 alle 11:58 pm dice:

bellissimo questo tuo articolo gekko. non so perchè, ma ho subito pensato al mondo del pallone. si, il calcio. molti giocatori, finita la carriera e quindi la gloria, si ritrovano spesso alcolizzati, depressi. soli. casi di suicidio, ce ne sono parecchi. Non lo so, ma mi viene da fare sto paragone. si sono convinto che in molti casi alla base della vita di molti attori e attrici porno, vi asiano dei traumi grossi. delle violenze sessuali inaudite. degli incesti. Ma questi sono i traumi di molte donne. casalinghe o operaie per 800 euri al mese. senza nemmeno vedere scritto il loro nome, nel grembiule da lavoro che portano in fabbrica o in cucina. Io credo che comunque, ad uno/a gli vada bene fare il porno. che poi alla lunga si deprime e finisce col tirarsi una pallottola in testa, penso sia un altro discorso. Si sparano tutti. o tutti hanno la forza di affrontare problematiche assurde e inaudite subite fin dall’infanzia.

Son tutti discorsi a caldo. prendili così, come mi son venuti.
ciao

6. rattataplan il 15. settembre 2006 alle 6:33 pm dice:

Questo tuo articolo mi ha fatto tornare alla mente la volta che vidi un film/documentario su Selen. Credo che il titolo sia “tributo a selen” o qualcosa del genere, dove il regista apriva il film spiegando che quest’opera era “dovuta” ad una “grande artista” quale appunto selen. Con tutto il rispetto che devo a selen, gradissima gnocca, il film non è riuscito a trattenere lo squallore dei set pornografici. Doveva ripendere l’attrice insieme alle indicazioni del regista, alle perti “tagliate” perchè non buone per il film, con commenti e riprese in controcampo, proprio per far vedere quale grande professionista è. Rimasi molto stupito perchè continuavo a pensare a quanto squallore potesse esserci anche nelle indicazioni del regista stesso.

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